Dall'Europa al Sudest asiatico i lavoratori del food delivery, anche a causa delle conseguenze della guerra e della pandemia, alzano la testa e riscoprono la necessità dell'unione internazionale degli sfruttati.
Venerdì 17 giugno circa 400 driver di efood si sono astenuti dal lavoro per 4 ore e hanno manifestato per le strade di Atene. Il corteo a due ruote si è concluso davanti alla sede centrale dell'azienda, una collegata di Delivery Hero. La direzione ha rifiutato di accettare le richieste dei lavoratori, che perciò hanno indetto un'altra giornata di lotta per il venerdì successivo, questa volta con uno sciopero di tutto il turno lavorativo. La protesta ha visto la partecipazione di centinaia di driver, che si sono radunati in sella alle loro moto fuori dagli uffici del Ministero del Lavoro, costringendolo ad ascoltare le loro richieste. Il Ministero ha dichiarato che alcuni comportamenti dell'azienda non sono corretti (mancato rimborso delle spese del carburante e mezzi di protezione individuale insufficienti), ma ha ignorato le altre richieste dei lavoratori, pertanto la lotta continua.
Le richieste dei rider di efood sono:
1. l'azienda deve riconoscere ai lavoratori che hanno un contratto di 4 ore il diritto di scegliere l'orario di lavoro che preferiscono;
2. l'azienda deve ricominciare ad assumere con contratti di lavoro dipendente e contestualmente deve cessare l'assunzione di freelancer;
3. l'azienda deve dare ai dipendenti che hanno un contratto di lavoro di 4 ore, qualora lo desiderino, la possibilità di passare a un contratto a tempo pieno;
4. l'azienda deve corrispondere un compenso per le spese del carburante in base ai chilometri effettivamente percorsi, come già prevede la legge, anziché basare il compenso su altri calcoli.
Come abbiamo detto in altre occasioni, il mondo del food delivery è in agitazione un po' ovunque e, dato estremamente importante, comincia a sentire la necessità di organizzarsi a livello internazionale. Negli ultimi mesi, in particolare, si sono verificati scioperi e proteste in varie società di proprietà di Delivery Hero: efood in Grecia, Foodpanda ad Hong Kong, Foodpanda in Pakistan, Yemeksepeti in Turchia, Talabat negli Emirati Arabi Uniti e Foodpanda in Myanmar.
Quest'ultima lotta, iniziata il 6 giugno scorso, ha espresso un alto livello di maturità e di organizzazione, come testimonia la lettera, inviata ai compagni di lotta greci e pubblicata sul sito di S.V.E.O.D (Foodpanda Myanmar colleagues on strike), nella quale i rider birmani spiegano le motivazioni della mobilitazione in corso, a cominciare dal contrasto al tentativo di Foodpanda di ridurre le spese di consegna al minimo, in un contesto come quello in cui versa il Myanmar dove sono aumentati all'inverosimile i prezzi dei beni di prima necessità.
Solidarietà ai fattorini del Myanmar è arrivata dai rider filippini organizzati nel sindacato Kapatiran sa Dalawang Gulong (KAGULONG), e da quelli turchi organizzati nel sindacato dei lavoratori del turismo e dei servizi (TEHIS), all'interno del quale rientrano anche i rider di Yemeksepeti.
Come tutte le piattaforme per le consegne a domicilio, Delivery Hero, con sede a Berlino, presta poca attenzione alle esigenze dei lavoratori e molta ai profitti. Di conseguenza, i fattorini di Foodpanda in Myanmar, con il supporto dell'International Confederation of Labor (ICL) Working Group Asia, stanno cercando contatti con altri lavoratori di Delivery Hero nel mondo. Uniti si vince, dicono. Partendo da questa considerazione basilare è nata l'iniziativa Delivery Hero Riders United.
Maggiori info sulla campagna #DeliveryHeroRidersUnited qui:
https://globalmayday.net/deliveryheroridersunited/





