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Dopo mesi di agitazione tra i lavoratori, il comparto aeroportuale rifiuta l'accordo sindacale e manda in tilt l'America del Nord.

Il Canada sta vivendo un'intensificazione delle lotte che non si vedeva dagli anni Ottanta. Secondo Statistics Canada, nel 2023 i giorni di lavoro persi a causa di scioperi e serrate hanno raggiunto quota 6,6 milioni, il livello più alto dal 1986. A trainare questa impennata sono stati soprattutto il settore dell'istruzione e quello dei servizi pubblici, ma l'ondata di mobilitazioni si è allargata progressivamente a diversi comparti chiave dell'economia, dai porti alla logistica, fino al trasporto aereo.

Il dato riflette un crescente malcontento legato al costo della vita, all'inflazione e alla percezione di una progressiva erosione del potere d'acquisto. I più colpiti sono i giovani ed i precari, che faticano sempre più ad entrare nel mercato del lavoro. Molti canadesi denunciano una forbice sempre più ampia tra i profitti aziendali e i salari, mentre il governo federale ha fatto ricorso in più occasioni a provvedimenti straordinari per interrompere le agitazioni, innescando un confitto aperto con i lavoratori.

Il caso più eclatante di questa stagione di lotte è quello degli assistenti di volo di Air Canada, rappresentati dal sindacato CUPE (Canadian Union of Public Employees). Dopo mesi di trattative infruttuose, nell'agosto 2025 i lavoratori hanno proclamato lo sciopero per ottenere migliori condizioni salariali e il riconoscimento del cosiddetto “ground time”, il tempo trascorso a terra prima e dopo il servizio in volo, che fino a oggi non è stato remunerato.

Il governo guidato da Mark Carney è intervenuto rapidamente, imponendo il ritorno al lavoro in base alla controversa Sezione 107 del Codice del Lavoro Canadese, che consente al ministro del Lavoro di richiamare in servizio i dipendenti in nome della “pace industriale”. Tuttavia, i lavoratori hanno sfidato apertamente il provvedimento, creando un precedente storico.

Dopo la mediazione governativa, nei giorni scorsi è stato raggiunto un accordo sindacale provvisorio che prevedeva alcune concessioni, tra cui il pagamento parziale del “ground time”; ma il 99,1% dei lavoratori ha votato contro (affluenza del 94,6), segnale di un malcontento profondo, di una sfiducia verso i sindacati e di un clima di tensione destinato a continuare.