Gli hub di Carmignano, Campi Bisenzio, Pistoia, Tortona, Settimo Torinese, Albairate, Verona, Piacenza, Modena, Bologna, Bergamo, Brescia, Parma, Roma e Mantova dimostrano che la lotta dei lavoratori è comune
Non sono casi isolati, né novità: la logistica, ancora una volta, si conferma uno dei terreni di scontro tra lavoro e capitale. Un settore poco visibile — magazzini fuori dai centri urbani, capannoni anonimi lungo le tangenziali, orari notturni, manodopera in prevalenza migrante, subappalti a cascata che rendono difficile perfino individuare chi sia il vero datore di lavoro — e che invece, puntualmente, torna sotto i riflettori proprio quando i lavoratori decidono di bloccarne gli ingranaggi.
È un comparto nato e cresciuto sulla frammentazione: cooperative, ditte in appalto, corrieri che di indipendente hanno solo il nome, piattaforme che scaricano su terzi ogni responsabilità e ogni costo. È un comparto che si regge su turni massacranti, ritmi da capolinea, cambi di appalto al ribasso che ogni volta significano un pezzo di salario in meno, mezzi spesso fatiscenti, sicurezza sacrificata sull'altare della consegna in giornata.
Le ultime settimane hanno visto un susseguirsi di scioperi e picchetti in tutta Italia.
Il distretto pratese del pronto moda è, da anni, terreno di scontro permanente. Il sindacato calcola che negli ultimi 365 giorni ci sia stato quasi sempre un picchetto attivo da qualche parte nel distretto. Questa volta tocca alla Acca srl, azienda di logistica di proprietà cinese che smista capi d'abbigliamento in tutta Europa dal magazzino di via Copernico a Seano (Carmignano). Tra il 18 e il 20 giugno, Acca annuncia la chiusura entro fine mese e il licenziamento di un centinaio di lavoratori, quasi tutti migranti pachistani e così parte il presidio-picchetto no-stop. Qualche giorno dopo, un operaio ha rischiato di essere investito da un camion che tentava di forzare il blocco. Il 1 luglio si apre un tavolo istituzionale in Provincia ma, mentre i sindacalisti sono ancora impegnati nella trattativa, la polizia sgombera il picchetto con un decreto di sequestro preventivo della procura, per "restituire" la merce agli imprenditori. Quindici tra lavoratori e sindacalisti vengono portati via di peso e trascinati in questura. Il 5 luglio oltre mille persone scendono in piazza davanti al Municipio di Prato, proseguendo con corteo nel centro città con lo slogan "Chi non vuole i picchetti, vuole la schiavitù." Il 18 luglio, Sudd Cobas apre un nuovo picchetto in via Leonardo da Vinci, a Campi Bisenzio, dove sostiene sia stata spostata parte dell'attività di Acca — la conferma, per il sindacato, dell'operazione "chiudi e riapri" tipica del distretto -, mentre un terzo presidio si forma in via Settola, a Pistoia.
A Torre Garofoli nel comune di Tortona, nella notte tra il 21 e il 22 giugno, il SI Cobas Alessandria-Tortona, con rinforzi da Genova, Milano e Torino, apre il blocco totale delle merci in uscita dal magazzino IN'S Mercato, uno dei principali hub della grande distribuzione del Nord-Ovest. Al centro della vertenza non ci sono, in prima battuta, salario o orari, ma le vessazioni di un quadro aziendale che per mesi avrebbe usato minacce fisiche e verbali, insulti, provocazioni e riprese video illegali per intimidire chi si avvicinava al sindacato. Le forze dell'ordine tentano due volte lo sgombero violento del presidio il 24 e il 25 giugno, trascinando via di peso i lavoratori seduti davanti ai cancelli, mentre un camion tenta di investire gli operai, ferendone tre. Otto giorni di blocco totale bastano per svuotare gli scaffali di frutta e verdura in decine di supermercati IN'S tra Torino, Genova e il savonese, con tanto di cartelli di scuse ai clienti appesi ai banchi vuoti; così il 30 giugno, dopo un incontro in Prefettura ad Alessandria, IN'S Supermercati e la ditta appaltatrice Man Hand Work si impegnano per iscritto a sospendere immediatamente il responsabile del magazzino. Lo sciopero rientra, ma restano sul tavolo i cambi di turno continui, la sicurezza in magazzino, il ticket mensa e, soprattutto, la partita delle denunce, delle sanzioni e dei fogli di via distribuiti a lavoratori e sindacalisti durante la mobilitazione.
Il 26 giugno a Settimo Torinese, un corriere di 64 anni della ditta UTM (in appalto per BRT) muore schiacciato tra due mezzi pesanti nel piazzale del deposito di via Niccolò Paganini. Secondo le prime ricostruzioni sarebbe stato travolto da un autocarro in manovra, forse lasciato senza freno a mano. Il 29 giugno il SI Cobas proclama sciopero e presidio davanti ai cancelli del deposito. Per il sindacato la morte del corriere non è un incidente né una fatalità, ma la conseguenza diretta di un'organizzazione del lavoro tarata sul massimo profitto al minimo costo. Il 30 giugno anche Uil Trasporti Piemonte-Valle d'Aosta indice un pacchetto di 8 ore di sciopero distribuite da lunedì 29 giugno al 5 luglio (coinvolta anche la filiera di Amazon), con adesione oltre il 90% tra i lavoratori delle filiali BRT della regione, mentre FILT-CGIL proclama due ore di sciopero regionale.
Il 6 luglio , Si Cobas apre formalmente lo stato di agitazione nella filiera Fedit, proclamando tre giorni di sciopero contro BRT e GLS e una giornata di astensione contro SDA. Al centro, il rinnovo del premio di risultato 2026, in un contesto di inflazione elevata e profitti aziendali in crescita nel settore dei corrieri: il sindacato chiede che una parte di quei margini torni ai lavoratori. Il giorno seguente Fedit propone un incontro a BRT, ma lo condiziona alla sospensione dello sciopero. Il sindacato respinge la condizione, definendo la mobilitazione una decisione irrevocabile e rivendicando il "diritto" di scioperare in parallelo alla trattativa. In pochi giorni, i presidi coinvolgono magazzini e centri di smistamento in tutta Italia: Albairate, Verona, Piacenza, Modena, Bologna, Bergamo, Brescia, Parma, Roma, Mantova.
Sempre il 6 luglio, USB Lavoro Privato proclama uno sciopero nazionale di 24 ore per il personale della Mercitalia Shunting & Terminal, la società del gruppo Ferrovie dello Stato che gestisce le manovre ferroviarie in porti, terminal e stazioni. L'agitazione, pur non toccando direttamente i treni passeggeri, produce rallentamenti nei terminal intermodali e ripercussioni a catena sulla circolazione dei treni merci nei principali nodi di interscambio del paese.
La logistica non è altro che un prolungamento sul territorio della produzione industriale. Un magazzino bloccato per otto giorni, come a Torre Garofoli, svuota gli scaffali di decine di supermercati. È proprio questa strutturale dipendenza dalla continuità del flusso — la logistica "just in time" portata alle estreme conseguenze — a rendere il settore così vulnerabile a un blocco anche piccolo e localizzato, e dunque così centrale nello scontro di classe contemporaneo.
Purtroppo, la frammentazione della lotta operaia dovuta al proliferare di sigle sindacali in concorrenza tra loro ne depotenzia la forza. Il problema non è di facile risoluzione, ma delle indicazioni di massima per orientarsi ci sono: quando ci siamo trovati a lottare sul posto di lavoro abbiamo utilizzato gli strumenti e le modalità disponibili, cercando però di stabilire collegamenti con i lavoratori di altre realtà attraverso la formazione di coordinamenti.




