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Live from Tirana as people protestDa settimane la costruzione di nuovi complessi turistici sulle coste albanesi ha fatto da detonatore a tensioni sociali accumulate

Da inizio mese l'Albania è attraversata da un'ondata di mobilitazioni che ha portato migliaia di persone nelle strade di Tirana e di altre città del paese. A innescare le proteste è stato il progetto per la costruzione di grandi complessi turistici di lusso sull'isola disabitata di Sazan e sulla costa nei pressi di Zvërnec, promosso da società legate a Jared Kushner, genero dell'attuale presidente statunitense Donald Trump. I manifestanti denunciano l'impatto ambientale delle opere, previste in aree di elevato valore naturalistico, e contestano l'opacità dei rapporti tra gli investitori privati e il governo guidato da Edi Rama, del quale chiedono le dimissioni.

Al di là della questione specifica, il movimento sembra esprimere un disagio più profondo che serpeggia nella società albanese. La crescita economica registrata negli ultimi anni e l'espansione del settore turistico non hanno attenuato le disuguaglianze, né scalfito la percezione diffusa di una distanza sempre maggiore tra lo Stato e i "senza riserve". Alle accuse di corruzione che da tempo investono settori dell'apparato statale si sommano le difficoltà di ampi strati della popolazione di intravedere prospettive di miglioramento delle proprie condizioni di vita. Una tensione sociale che covava da tempo e che è infine emersa nelle mobilitazioni di queste settimane. 

Come in altre recenti fiammate di protesta, anche in Albania vediamo all'opera una modalità di coordinamento basata sull'utilizzo delle reti digitali. La convocazione delle manifestazioni, la diffusione di informazioni e il collegamento tra le piazze avvengono prevalentemente attraverso social network e piattaforme di messaggistica istantanea, sempre più integrati con strumenti di intelligenza artificiale. Le proteste albanesi si inseriscono così in una più ampia tendenza internazionale che vede emergere movimenti eterogenei, privi di una direzione politica univoca, ma accomunati da un rigetto per la società presente, capace di determinare la formazione di un'intelligenza collettiva che "muove le piazze". Dietro la battaglia contro un resort di lusso o contro il carovita, c'è sempre un malessere più generale, che indica la ricerca di un nuovo tipo di rapporti sociali.

Un'altra invarianza riguada l'uso di un "simbolo pop" come segno di riconoscimento tra i manifestanti. Se la bandiera dei pirati di un noto manga ha sventolato lo scorso autunno dalle piazze di Kathmandu a quelle di Lima, sagome e cartelli raffiguranti fenicotteri hanno invaso le strade albanesi, trasformando questi uccelli in emblema della difesa dell'ecosistema, in un simbolo di ribellione (#FlamingoRevolution).

Immagine: Kanal13 — CC BY 4.0