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Rockstar GamesLa campagna contro Rockstar Games per la reintegrazione dei lavoratori licenziati continua

Lo scorso 30 ottobre , la multinazionale statunitense dei videogiochi Rockstar Games, con sede a New York, ha licenziato trentuno dipendenti in diverse succursali nel Regno Unito e in Canada.

Secondo un portavoce dell'Independent Workers' Union of Great Britain (IWGB), tutti i lavoratori licenziati facevano parte di una chat sindacale privata su Discord ed erano iscritti al sindacato o stavano cercando di organizzarsi in azienda. La settimana successiva, la Rockstar Games ha respinto le accuse degli organizzatori sindacali, secondo cui l'azienda stava ostacolando il tentativo dei lavoratori di sindacalizzarsi. Un portavoce della multinazionale ha dichiarato che i dipendenti licenziati stavano divulgando segreti aziendali, attraverso la condivisione di informazioni protette in un forum a cui partecipavano anche persone esterne.

Ondata di scioperi in UKEsaurito l'effetto ideologico della Brexit, emergono le tensioni sociali nella società britannica, sempre più polarizzata tra il gotha finanziario della City ed i senza riserve delle periferie suburbane.

Il Regno Unito sta vivendo in questi giorni una nuova fase di mobilitazione sindacale. Londra è l'epicentro, ma le agitazioni si estendono a tutto il paese e persino all'Irlanda.

La metropolitana della capitale, la Tube, sarà colpita da una settimana di scioperi a partire da venerdì. I lavoratori, membri del sindacato RMT, denunciano turni estenuanti e rivendicano una settimana lavorativa più breve. Macchinisti, controllori, segnalatori e tecnici incroceranno le braccia a rotazione fino all'11 settembre, mettendo a rischio l'intera rete di trasporto urbano.

Parallelamente, i lavoratori della Docklands Light Railway e del deposito di Ruislip hanno annunciato ulteriori blocchi per motivi legati a parità salariale e condizioni di lavoro .

Non va meglio nel trasporto su gomma: circa 2.000 autisti e ingegneri della London United e della London Transit hanno già interrotto il servizio, colpendo oltre 50 linee. Hanno respinto le proposte della nuova proprietà, First Bus, accusata di non rispettare un accordo retributivo retroattivo. Anche i lavoratori della First West, attivi nel sud-ovest dell'Inghilterra, si preparano a scioperare contro offerte salariali considerate insufficienti.

Lavoratori del sindacato Unite in  scioperoLa lunga e bollente estate delle lotte globali contro il carovita ha attraversato anche il Regno Unito, con alcune novità degne di nota.

Già da mesi i ferrovieri e il personale della metropolitana di Londra sono sul piede di guerra, e il sindacato RMT (Rail Maritime and Transport Workers) ha promesso che continuerà con gli scioperi fino a quando non otterrà risultati. Ora hanno incrociato le braccia i portuali del terminal container di Felixstowe, il più grande del paese, dal quale dipende lo smistamento di circa la metà del traffico merci nazionale. All'incirca 2000 lavoratori dell'importante snodo logistico hanno dichiarato che si asterranno dal lavoro per 8 giorni, a rischio le catene di approvvigionamento. Il sindacato Unite, che li organizza, chiede un incremento significativo dei salari per tenere il passo all'impennata dei prezzi.

Proteste dei rider sotto la sede di Deliveroo a LondraIeri in Inghilterra centinaia di corrieri sono scesi in sciopero e hanno manifestato contro l'azienda di food delivery con sede a Londra.

La mobilitazione è avvenuta in una giornata particolare, e cioè quella in cui la società inglese si è quotata senza restrizioni nella borsa di Londra, dopo un debutto, il 31 marzo scorso, che gli analisti finanziari avevano definito fallimentare (il titolo aveva chiuso con un -26% a 2,87 sterline). A pesare sul risultato sono state anche le lotte dei gig-workers, che non trasmettono tranquillità agli investitori.

La piattaforma nel caos per la serie di scioperi selvaggi che si diffondono rapidamente in oltre quindici città del Regno Unito: avanza la capacità di organizzazione dei lavoratori, il sindacato dei precari ha aumentato del 25 per cento le iscrizioni.

Nel solo mese di settembre, i lavoratori di Deliveroo hanno scioperato in almeno 16 città/zone [del Regno Unito, ndt]: Reading, Brentwood, Newcastle, Colchester, Oxford, Nottingham, Bristol, Brixton, Clapham, Balham, Plymouth, Exeter, Bermondsey, Peckham, Camberwell, Brentwood e Croydon.

22 settembre alle ore 08:45

I riders di UberEats stanno protestando contro l'abbassamento del 40% della retribuzione. Insomma, le aziende cambiano ma la merda è la stessa: riders sfruttati e malpagati, senza tutele e sicurezza!

Inizialmente i riders hanno provato a dialogare con i manager, ma questi hanno rifiutato il confronto: prima hanno provato a parlare singolarmente nel tentativo di dividere i lavoratori, poi hanno direttamente chiuso la sede e ogni forma di dialogo.

La #MayDay2018 si è conclusa con le immagini di vetrine infrante e il fumo di lacrimogeni nel centro di Parigi, e con gli arresti dei manifestanti turchi che cercavano di raggiungere piazza Taksim a Istanbul, luogo simbolo del movimento operaio, ma off limits il Primo Maggio. In Italia, all'interno dei cortei cittadini (a Milano, Bologna e Torino), ci hanno pensato i rider in lotta, le maestre autorganizzate e i facchini della logistica a rianimare un pò le piazze.

Gig Economy. I fattorini di Deliveroo hanno messo in atto uno sciopero spontaneo per protestare contro la paga troppo bassa, che secondo le rivendicazioni dei rider porta loro a guadagnare meno del salario minimo orario legale. Come a Londra, e come in Italia con Foodora, il pagamento si basa su un sistema di pagamento a cottimo: 4 sterline a consegna, in una città in cui gli affitti e il costo della vita arrivano quasi a toccare gli esorbitanti livelli londinesi.

di Jamie Woodcock – ricercatore alla London School of Economics

A Londra la gig economy si sta espandendo rapidamente, in particolare per quanto riguarda la consegna di pasti a domicilio. L'azienda più grande è Deliveroo, con migliaia di fattorini in motorino o in bici sparpagliati in aree diverse, seguita da Uber, con la piattaforma rivale UberEATS. Più di recente, anche Amazon ha dato avvio a un servizio concorrente. Queste piattaforme di consegna di pasti funzionano da tramite tra ristoranti e consumatori, offrendo un servizio che si basa sull'esternalizzazione del lavoro materiale che serve per trasportare il cibo. Proprio come capita con il servizio taxi di Uber, che sostiene di non avere un rapporto di lavoro diretto con gli autisti né di possedere veicoli, i lavoratori sono falsamente classificati come autonomi.

Primo sciopero per Deliveroo, start up londinese che si occupa di consegne di pasti a domicilio tramite una piattaforma on demand. Mercoledì scorso più di cento corrieri si sono riuniti davanti al quartier generale dell'azienda per protestare contro il peggioramento delle condizioni contrattuali.

Cos'è Deliveroo? Basta un browser o l'apposita app e il pranzo è servito. I servizi di online food delivery permettono di ordinare il proprio pasto tramite la Rete consultando un elenco di locali convenzionati e il relativo menu digitale, e di riceverlo a casa, in ufficio o, perché no, in un parco. Il servizio si appoggia su un gruppo di corrieri che, tramite la piattaforma, riceve l'ordine, lo recupera presso il locale che lo confeziona e lo consegna all'indirizzo indicato. Dietro l'immagine avveniristica di questi servizi si nasconde però il capitalistico sfruttamento dei lavoratori.