Logo Chicago86

La piattaforma nel caos per la serie di scioperi selvaggi che si diffondono rapidamente in oltre quindici città del Regno Unito: avanza la capacità di organizzazione dei lavoratori, il sindacato dei precari ha aumentato del 25 per cento le iscrizioni.

Nel solo mese di settembre, i lavoratori di Deliveroo hanno scioperato in almeno 16 città/zone [del Regno Unito, ndt]: Reading, Brentwood, Newcastle, Colchester, Oxford, Nottingham, Bristol, Brixton, Clapham, Balham, Plymouth, Exeter, Bermondsey, Peckham, Camberwell, Brentwood e Croydon.

22 settembre alle ore 08:45

I riders di UberEats stanno protestando contro l'abbassamento del 40% della retribuzione. Insomma, le aziende cambiano ma la merda è la stessa: riders sfruttati e malpagati, senza tutele e sicurezza!

Inizialmente i riders hanno provato a dialogare con i manager, ma questi hanno rifiutato il confronto: prima hanno provato a parlare singolarmente nel tentativo di dividere i lavoratori, poi hanno direttamente chiuso la sede e ogni forma di dialogo.

La #MayDay2018 si è conclusa con le immagini di vetrine infrante e il fumo di lacrimogeni nel centro di Parigi, e con gli arresti dei manifestanti turchi che cercavano di raggiungere piazza Taksim a Istanbul, luogo simbolo del movimento operaio, ma off limits il Primo Maggio. In Italia, all'interno dei cortei cittadini (a Milano, Bologna e Torino), ci hanno pensato i rider in lotta, le maestre autorganizzate e i facchini della logistica a rianimare un pò le piazze.

Gig Economy. I fattorini di Deliveroo hanno messo in atto uno sciopero spontaneo per protestare contro la paga troppo bassa, che secondo le rivendicazioni dei rider porta loro a guadagnare meno del salario minimo orario legale. Come a Londra, e come in Italia con Foodora, il pagamento si basa su un sistema di pagamento a cottimo: 4 sterline a consegna, in una città in cui gli affitti e il costo della vita arrivano quasi a toccare gli esorbitanti livelli londinesi.

di Jamie Woodcock – ricercatore alla London School of Economics

A Londra la gig economy si sta espandendo rapidamente, in particolare per quanto riguarda la consegna di pasti a domicilio. L'azienda più grande è Deliveroo, con migliaia di fattorini in motorino o in bici sparpagliati in aree diverse, seguita da Uber, con la piattaforma rivale UberEATS. Più di recente, anche Amazon ha dato avvio a un servizio concorrente. Queste piattaforme di consegna di pasti funzionano da tramite tra ristoranti e consumatori, offrendo un servizio che si basa sull'esternalizzazione del lavoro materiale che serve per trasportare il cibo. Proprio come capita con il servizio taxi di Uber, che sostiene di non avere un rapporto di lavoro diretto con gli autisti né di possedere veicoli, i lavoratori sono falsamente classificati come autonomi.

Primo sciopero per Deliveroo, start up londinese che si occupa di consegne di pasti a domicilio tramite una piattaforma on demand. Mercoledì scorso più di cento corrieri si sono riuniti davanti al quartier generale dell'azienda per protestare contro il peggioramento delle condizioni contrattuali.

Cos'è Deliveroo? Basta un browser o l'apposita app e il pranzo è servito. I servizi di online food delivery permettono di ordinare il proprio pasto tramite la Rete consultando un elenco di locali convenzionati e il relativo menu digitale, e di riceverlo a casa, in ufficio o, perché no, in un parco. Il servizio si appoggia su un gruppo di corrieri che, tramite la piattaforma, riceve l'ordine, lo recupera presso il locale che lo confeziona e lo consegna all'indirizzo indicato. Dietro l'immagine avveniristica di questi servizi si nasconde però il capitalistico sfruttamento dei lavoratori.

Una delegazione di lavoratori americani di McDonald's è arrivata in Europa insieme ad altri sostenitori della campagna #FightFor15 per estendere la lotta iniziata negli States.

Mercoledì 13 gennaio una protesta rumorosa è stata organizzata davanti ad un McDonald's nel centro di Londra, a cui si sono uniti dipendenti della catena di ristorazione provenienti da Glasgow e Cambridge: tutti chiedono un salario minimo di 10 sterline l'ora e la possibilità di organizzarsi in sindacato.

Un lavoratore proveniente da Kansas City ha affermato: "E' tutta una questione di solidarietà con i miei fratelli e sorelle. Abbiamo bisogno di un salario per sopravvivere. Dobbiamo far pagare a McDonald 10 sterline in Gran Bretagna e 15 dollari negli Usa. Noi tutti valiamo di più."

Ventimila lavoratori aderiscono allo sciopero che è cominciato mercoledì sera e terminerà venerdì mattina, il più grande degli ultimi 13 anni. Martedì si erano interrotte le trattative tra sindacati e azienda sugli stipendi e sul servizio notturno per il fine settimana che dovrebbe partire a settembre.

Disagi a Londra per lo sciopero degli autobus che sta interessando la quasi totalità delle linee. E' quanto ha annunciato Transport for London (Tfl), società che gestisce i trasporti della capitale. Si sono formate lunghe code alle stazioni e i pendolari hanno cercato di prendere mezzi alternativi, come la metropolitana e i taxi. A essere particolarmente intasate sono state le stazioni di King's Cross-St Pancras, di Bank, di Oxford Circus e di Hammersmith.

Molti i picchetti di fronte ai depositi dove i lavoratori hanno volantinato le ragioni dello sciopero. L'agitazione dura 24 ore e coinvolge gli autisti di 18 compagnie, i quali chiedono un miglior trattamento economico e il superamento del gap salariale tra le diverse compagnie. Per la stessa ragione era stato organizzato un altro sciopero il 13 gennaio scorso.

Traffico in tilt a Londra per lo sciopero di 24 ore convocato dal sindacato dei trasporti UNITE per chiedere l'applicazione di un unico contratto e di analoghe condizioni di lavoro e stipendi per tutti i lavoratori degli autobus cittadini. Nella capitale infatti i circa 27mila dipendenti delle 18 compagnie private che gestiscono il trasporto pubblico hanno retribuzioni e regole contrattuali molto diverse tra loro (fino a 3 sterline di differenza per un'ora di lavoro). Una condizione che rischia di diventare normale anche in Italia se i processi di privatizzazione andranno avanti.

Secondo quanto riferisce il Telegraph UNITE dichiara che circa 20mila lavoratori hanno incrociato le braccia. Sono stati organizzati picchetti davanti a oltre 70 rimesse e – secondo Transport for London – circa due terzi dei bus sono rimasti fermi causando "danni significativi al servizio bus a Londra".