Logo Chicago86

CambogiaLotte in corso. ASIA

dongguanMigliaia di operai hanno dato vita a violente proteste contro i licenziamenti e i tagli dei salari a Dongguan, una città industriale nella provincia del Guangdong, nella Cina meridionale. Secondo il quotidiano Mingpao di Hong Kong le proteste si sono verificate in una fabbrica di proprietà della taiwanese Yue Cheng, che produce scarpe sportive per marchi internazionali come New Balance, Nike e Adidas. I lavoratori hanno dato vita alle proteste ieri, dopo che erano stati annunciati tagli ai salari e i licenziamenti di 18 dirigenti di medio livello.La fabbrica ha circa ottomila dipendenti. Il China Labour Bulletin di Hong Kong, una pubblicazione di esuli cinesi che segue con attenzione le vicende industriali, afferma che circa settemila operai hanno preso parte alle proteste. Secondo il Mingpao ieri pomeriggio gli scioperanti si sono scontrati con la polizia e dieci lavoratori sono rimasti feriti. Gli operai sostengono che la direzione intende spostare la fabbrica nella vicina provincia dello Jiangxi, dove i salari sono più bassi che nel Guangdong, una delle regioni più industrializzate della Cina.

lavoratori in LibanoDopo il parere negativo del Consiglio della Shura sul decreto governativo che prevede l’innalzamento dei salari nel settore privato e pubblico, l’esecutivo crea una commissione che tenga conto del tasso di inflazione. E mentre il sindacato mette fretta al governo, gli imprenditori presentano una controproposta.

Beit Sahour (Cisgiordania), 1 novembre 2011, Nena News (nella foto, lavoratori libanesi nel settore delle costruzioni) – Il costo della vita in Libano cresce e divora i salari dei lavoratori. E così da due settimane governo e sindacati si interrogano sui possibili interventi, rallentati dalle accuse di violazione della legge e dalle proteste delle organizzazioni degli imprenditori.

Ieri, la Confederazione Generale del Lavoro ha chiesto al governo di porre fine ai tentennamenti: basta procrastinare il decreto per l’incremento dei salari. E oggi il Consiglio dei Ministri discuterà la decisione dello Shura Council, senato consultivo libanese, di rispedire al mittente il pacchetto di misure previsto dall’esecutivo la scorsa settimana.

di Giampaolo Visetti

Da settimane qui è esplosa la protesta degli operai sfruttati con orari massacranti e paghe da fame. Il pugno del regime non basta. E Pechino teme una scintilla che potrebbe bruciare il miracolo economico. Questa regione produce l'11% del Pil nazionale e un terzo delle esportazioni. È in corso una mobilitazione collettiva per i diritti riconosciuti dalle democrazie. Un cartello divelto dice: "Servire il Popolo". Nessuno lo ha raccolto.

Zengcheng - Da qualche giorno sembrano represse, ma l'icona spezzata della propaganda post-maoista è ancora qui, non rimossa, sulla strada. È sorprendente che qualcuno a Zengcheng abbia avuto il coraggio di abbattere pubblicamente il verbo sacro della propaganda. Ancora più strano è però che la polizia e l'esercito del Guangdong, schierati per far cessare con le cattive le sommosse, abbiano dimenticato in mostra cocci tanto imbarazzanti.

blue_jeansdi Giampaolo Visetti
Pechino, 16 Giugno 2011

Salari bassi, corruzione e sfruttamento. Nella regione del Guangdong migliaia di lavoratori sono scesi in strada. Chiedono più diritti, il rispetto dei proprietari delle aziende, assistenza sociale. E Pechino manda l'esercito. Qui si guadagna da 45 a 90 euro al mese per turni da 18 ore. Chi protesta viene picchiato.

Milioni di cinesi la sera intonano vecchie canzoni rivoluzionarie nei parchi delle metropoli e ieri la nazione si è fermata per il debutto del kolossal sulla fondazione del partito comunista, glorificazione cinematografica estrema del maoismo. A novant'anni dalla nascita del più longevo autoritarismo della storia moderna, la Cina non riesce però a nascondere proteste e rivolte di massa che la scuotono come mai negli ultimi sessant'anni. Le insurrezioni degli ultimi giorni, a differenza di quella di piazza Tiananmen nel 1989, non scoppiano per ragioni politiche, o per sete di libertà e democrazia.

Chaozhou8 Giugno 2011

Violenti scontri tra polizia e oltre 200 operai cinesi si sono verificati a Chaozhou city, nella provincia meridionale di Guangdong. Gli operai, tutti immigrati nella città per lavorare, si erano radunati di fronte all'edificio del governo per protestare contro il ferimento di un collega accoltellato mentre chiedeva che gli venissero versati due mesi di stipendi arretrati. Negli scontri almeno 18 persone sono rimaste ferite, diverse automobili sono state danneggiate.

La polizia ha fermato nove operai. L'episodio che ha scatenato la protesta è accaduto mercoledì scorso. Fra i fermati il direttore della fabbrica per la quale lavorava l'operaio accoltellato. Gli scontri sono un'ulteriore segno dell'accendersi di tensioni nel mondo del lavoro in Cina, quantomai nel comparto industriale, con i lavoratori, soprattutto quelli che emigrano nelle città per lavorare nelle fabbriche, che chiedono migliori salari per far fronte al sempre crescente costo della vita.

[tratto da www.infoaut.org]

scioperi_auto_cina

28 Ottobre 2010

di Lance Carter

Un resoconto analitico dell'ondata di scioperi selvaggi avvenuti con successo durante il 2010 in Cina presso le fabbriche automobilistiche, in larga misura giapponesi.

Tra maggio e luglio del 2010 una serie di scioperi significativi negli impianti di componenti per automobili si è verificata nelle regioni costiere della Cina. Gli scioperi in Cina non sono una novità, ma la recente ondata è notevole  almeno sotto tre aspetti: l'ammontare delle concessioni fatte ai lavoratori; il grado di pubblicità che ha inizialmente avuto sui media cinesi; e l'aver contribuito a mettere all'ordine del giorno una riforma del sindacato. Nonostante gli scioperi fossero diretti principalmente contro i salari iniqui, ci sono stati anche dei tentativi di puntare alla questione maggiormente politica della rappresentanza sindacale. I lavoratori con cui ho parlato, che hanno partecipato agli scioperi nelle fabbriche della Honda, sono stati chiaramente politicizzati dagli eventi ed erano ben consapevoli degli scioperi che si verificavano in tutta l'industria automobilistica cinese.

operaio_bangladeshDicembre 2010

Le recenti morti di lavoratori nell'industria dell'abbigliamento in Bangladesh a causa della repressione della polizia e di un incendio in una fabbrica

Dopo lunghe trattative, iniziate nel 2006, è stata finalmente attuata a partire da novembre 2010 una scala retributiva per i salari minimi. Ma nel ricevere le buste paga i lavoratori di molte fabbriche hanno trovato meno del previsto. In alcune fabbriche si è semplicemente ignorato il nuovo minimo salariale, in altre fabbriche gli arretrati precendentemente concordati non sono stati pagati. Spesso non si è tenuto conto dell'anzianità, lavoratori con molti anni di esperienza sono stati declassati allo stesso livello dei nuovi assunti. Alcuni datori di lavoro hanno declassato l'intera forza lavoro nella scala salariale per poter ridurre al minimo gli aumenti salariali.

honda_strike

Novembre 2010

In occidente l’ideologia dominante porta ad esempio ai lavoratori italiani quelli di Cina, che sarebbero da sempre incapaci di lotta di classe e passivamente pronti a sottomettersi allo sfruttamento per “una ciotola di riso”. È questo, semplicemente, un falso post-coloniale, che si sta ancora una volta smascherando all’evidenza quando, dall’inizio di quest’anno, sono filtrate fin qui notizie di innumerevoli scioperi e risoluti episodi di lotta degli operai cinesi.

Strike_Foshan19 novembre 2010

Diverse migliaia di lavoratori hanno scioperato lunedì 15 novembre presso la filiale della Foxconn in Foshan.
Secondo il  Workers’ Forum network la causa principale della protesta alla Foxconn Premiere Image Technology sarebbe il malcontento degli operai specializzati per il progetto di livellamento dei salari, che vedrebbe il salario base sia per gli operai alla catena di montaggio che per quelli specializzati ammontare a 1400 yuan al mese.

greve_franceOttobre 2010

SOLIDARIETA’ INTERNAZIONALE AGLI SCIOPERI IN FRANCIA
Messaggio di solidarietà dei sindacati dei lavoratori iraniani ai lavoratori e ai salariati francesi

Con il totale sostegno al vostro glorioso movimento di protesta, i sindacati operai iraniani dichiarano con forza: “Voi gridate il male comune ai tutti i lavoratori del mondo”. Attaccare i diritti acquisiti dai lavoratori con il pretesto della mondializzazione fa parte del programma della maggioranza degli Stati capitalisti e ciò ha come conseguenza la povertà, la miseria e la disoccupazione per il lavoratori.