Una nuova ondata di scioperi colpisce il colosso statunitense del commercio elettronico. Lunedì scorso il sindacato Ver.di ha dichiarato che gli operatori dei centri logistici di Bad Hersfeld, Lipsia, Graben e Rheinberg, incroceranno le braccia per due giorni.
In Germania Amazon ha nove sedi e impiega 9 mila lavoratori fissi e 16 mila stagionali. I dipendenti percepiscono un salario da nove euro l'ora che, pur collocandosi al di sopra di quello minimo tedesco, rimane inferiore di qualche centinaio di euro a quello previsto dal contratto del commercio.
I sindacati denunciano la mancanza di un accordo collettivo (e l'incertezza che ne deriva), con cui sancire i diritti dei lavoratori e limitare il pericolo che l'azienda decida di abbassare i salari. Criticano inoltre l'eccessivo numero di contratti a termine e una scarsa regolamentazione di orari di lavoro e pause. Anche se recentemente, in seguito alla prima ondata di proteste, la società statunitense ha offerto ad alcune sedi aumenti dal 2,1 al 3 per cento, lo scontro è sul principio: ci vuole un accordo.
Sarà interessante vedere l'esito di questo braccio di ferro: Amazon ha già minacciato di spostare la distribuzione in Polonia.
German Amazon workers are on strike demanding higher wages. #Solidarity from Chicago http://t.co/B8Xa9PK0b7
— Fight For 15 (@fightfor15) 24 Settembre 2014








