Decine di migliaia di lavoratori belgi hanno incrociato le braccia il 14 ottobre e sembra sia solo l'inizio...
Dopo la manifestazione dello scorso 13 Febbraio, quando oltre 60.000 lavoratori belgi hanno invaso le strade di Bruxelles, un'altra mobilitazione nazionale ancora più partecipata il 14 Ottobre ha confermato che la temperatura sociale è in aumento.
Come di consueto, le stime delle presenze sono contrastanti: 80.000 per la polizia, 150.000 per i manifestanti. Nella giornata di sciopero si sono verificati disagi nei trasporti pubblici e scontri con le forze dell’ordine.
Secondo le statistiche ufficiali, oltre due milioni di belgi, pari al 18,6% della popolazione, sono a rischio di povertà o esclusione sociale, con picchi del 30% nella capitale. I motivi ufficiali della mobilitazione sono il contrasto alla riforma delle pensioni, che introduce sistemi di penalizzazione e incentivi, le modifiche al lavoro notturno e i tagli alla spesa pubblica. Il governo guidato da Bart De Wever, del partito nazionalista Nuova alleanza fiamminga (N-Va), ha giustificato queste politiche ricordando che il rapporto debito pubblico/PIL del Belgio è del 107%, tra i più elevati dell'Unione Europea.
Particolarmente colpiti dalla nuove misure di austerità sono i sans-papiers, lavoratori stranieri senza permesso di soggiorno che rappresentano una percentuale significativa della forza lavoro. Le aziende belghe continuano invece a godere di generosi sostegni economici da parte dello stato.
Le tre principali confederazioni sindacali del paese (la socialdemocratica FGTB/ABVV, la cristiana CSC/ACV e la liberale CGSLB/ACLVB) hanno dato vita ad un Fronte Sindacale Congiunto, indirizzando le proteste contro il governo in carica e le sue politiche "lacrime e sangue". Al solito, tocca ribadire che in questo modo di produzione il pauperismo è un fenomeno permanente che si accompagna allo sfruttamento: più accumulazione di capitale significa minor numero di capitalisti (sempre più ricchi) e maggior numero di senza riserve.






