!!Il luogo dell'evento verrà pubblicato successivamente, vi invitiamo tutti e tutte a partecipare con le vostre bici!!
Siamo i rider: i lavoratori del Food Delivery che portano da mangiare nelle casa dei torinesi. Non siamo schiavi, non siamo "studentelli a cui piace andare in bici", siamo persone che lavorano per arrivare a fine mese, per pagare un affitto o, nella migliore delle ipotesi, mettere da parte due soldi per il futuro, e non accettiamo che la nostra dignità venga calpestata. Siamo stufi di ricevere pochi spiccioli, senza ferie, malattia e copertura per gli infortuni.
Ieri Domenica 7 ottobre i e le rider di Glovo si sono mobilitati facendo dei blocchi di fronte ai due dei principali Mc Donald di Torino a causa delle condizioni di sfruttamento a cui sono sottoposti: la paga è di 2€ lordi più 50 cent a km consegna; non è prevista un'assicurazione che copra danni inferiori ai 4 giorni di ricovero - nonostante i numerosi incidenti che continuano a susseguirsi sia a Torino che nelle altre città - e durante i turni di lavoro non c'è alcuna garanzia di ricevere degli ordini.
Nel frattempo il MC Donald (partner in esclusiva di Glovo) offre consegne gratis ai clienti e riempie di pubblicità la città in beffa ai lavoratori e alle lavoratrici pagati una miseria e costantemente sotto il ricatto delle valutazioni dei clienti e dell'app.
Oggi un gruppo di rider, stanchi e stanche di un rapporto di lavoro virtuale e fatto di sole telefonate, mail e app ha fatto visita negli uffici di Glovo a Torino.
La responsabile della flotta (glover specialist) ci ha sbattuti fuori dagli uffici voltandoci le spalle e chiedendo al responsabile del coworking di "fare quello che deve fare..."
Ancora una volta dobbiamo portare pazienza... ma la pazienza è finita. Alla fine a scopo intimidatorio sono stati perfino chiamati i carabinieri nonostante nulla sia successo se non la ricerca di un confronto concreto!
Ieri sera RIDER di Glovo, Foodora, Deliveroo, EatInTime e JustEat hanno scelto di sfidare il caldo e il traffico per portare la loro forza e allegria tra le strade della città. Un bellissimo momento di lotta e solidarietà, una forza che si è presa i suoi spazi e i suoi tempi all'interno della città. Una massa imprevedibile in bicicletta capace di neutralizzare la pressione della polizia, smarcandosi costantemente da motociclette, macchine in borghese e vigili in graziella. Quella di ieri però non è stata solo una festa itinerante ma un segnale chiaro e deciso per ribadire che non bastano più le belle parole. Politici nazionali e locali in una continua ricerca di consensi promettono di dare battaglia alla precarietà, pubblicizzando decreti e leggi regionali che dovrebbero costringere le aziende ad assumere i lavoratori come dipendenti, ma tutto si risolve in vuoti slogan autopromozionali.
Ieri sera (20 Marzo 2018) i lavoratori di Deliveroo Torino hanno interrotto il servizio di consegne di cibo a domicilio e non hanno accettato ordini dalla piattaforma dalle 19 alle 23.
L'Assemblea dei Lavoratori ha deciso di scendere dalla sella ed incrociare le gambe a seguito dello stravolgimento del sistema di organizzazione del lavoro introdotto dall'azienda senza il minimo coinvolgimento.
A Deliveroo Italia sono bastate poche e-mail per introdurre un nuovo sistema di pagamento ed un altrettanto innovativo sistema di distribuzione dei turni.
Il cottimo sarà la regola per gli assunti dal 20 Febbraio in poi, agli altri invece resta facoltà di scelta, ma solo fino a dicembre 2018.
Ieri a Torino, in occasione della promozione di Grom "1/2 kg di gelato a solo 1€" (che ha registrato oltre un centinaio di ordinazioni), Deliveroo, già partner della gelateria, ha deciso di offrire il servizio di consegna in una fascia oraria speciale, dalle 15 alle 17, chiamando a lavoro gran parte dei suoi fattorini, che hanno invece promosso e raggiunto il blocco del sevizio: tredici rider su quindici si sono rifiutati di accettare gli ordini ed oltre 60 consegne sono rimaste inevase. L'iniziativa è una prima risposta al silenzio dell'azienda riguardo le rivendicazioni avanzate il 24 settembre scorso dai lavoratori autorganizzati. Come leggiamo nella nota pubblicata sulla pagina Fb "Deliverance Project", i rider chiedono un monte ore garantito, il bonus in caso di pioggia, il bonus straordinari, l'esatta indicazione dei parametri di rating applicati ai lavoratori, limiti alle distanze e l'informativa societaria sulla privacy.
Foodora punta a Roma e Firenze. E' facile crescere quando sono i lavoratori a sopportare tutti i rischi di fare impresa. Come è altrettanto facile isolare ed impedire di lavorare a chi tenta di alzare la testa.
Vogliamo veramente accettare tutto questo?
Uno storico sulla vicenda dei lavoratori torinesi di foodora forse può aiutare a capire meglio con chi abbiamo a che fare.
E' ora di cambiare musica!
Comunicato stampa:
precisazioni sulla convocazione da parte di foodora di alcuni dei suoi lavoratori il 2 Novembre '16
Avevamo accolto con spirito costruttivo quella che ingenuamente avevamo considerato un'apertura dell'azienda nei confronti dei suoi lavoratori. Pensavamo potesse essere una buona occasione per confrontarsi e discutere delle esigenze e delle difficoltà con cui ogni rider si confronta giornalmente.
Invece quello a cui abbiamo partecipato ieri – mercoledì 2 Novembre – è stato un incontro in cui i vertici di foodora hanno dimostrato per l'ennesima volta la loro indifferenza rispetto alle istanze portate avanti dai suoi lavoratori ormai da quasi un mese.
Ieri pomeriggio, incuriositi dall'appello rivolto a "tutti i lavoratori che pagano il prezzo della precarietà sulla loro pelle, nelle proprie vite", siamo andati al presidio dei rider di Foodora nel centro di Torino, in Piazza Castello. Siamo arrivati verso le 16.00 e pian piano abbiamo visto crescere il sit-in: i ragazzi in bicicletta con le magliette rosa e le bandiere "Foodora Et labora" si son fatti sempre più numerosi ed è spuntata la telecamera del Tg3. Nel frattempo abbiamo avuto modo di parlare con qualche lavoratore e di farci raccontare com'è iniziata la vertenza e quali sono gli obiettivi della lotta.
Prosegue la lotta dei riders di Foodora, i fattorini pagati a cottimo con contratti illegittimi per consegnare cibi a domicilio dei ristoranti di Torino e non solo.
Giovedì 13 ottobre era il termine fissato per ottenere una risposta da parte dell'azienda tedesca. Tra le richieste avanzate dai lavoratori vi erano l'abolizione del lavoro a cottimo, l'introduzione di una paga oraria fissa; una partecipazione da parte dell'azienda alle spese di manutenzione delle bici e ai costi telefonici fino ad ora completamente a carico dei rider.
Tra le richieste avanzate anche la fine dei provvedimenti disciplinari: a due promoter è impedito di fatto di lavorare da venerdì scorso. La loro colpa? Aver partecipato a due incontri con i colleghi, con i rider nel corso dei quali si è discusso anche delle condizioni di lavoro.