Il tempo inclemente e le piogge del mattino hanno riversato su Ikea di Pisa migliaia di persone, una folla composita che per due ore ha incontrato il presidio organizzato da realtà sociali e politiche di Lucca e di Massa e dalla confederazione cobas di Pisa.
Giornata di mobilitazione nazionale, sabato 23 agosto, la seconda in due mesi, promossa dal Sicobas, dal Cobas lavoro privato di Pisa, da i Clash city workers e da una miriade di realtà, collettivi che hanno messo al centro del loro operato la solidarietà attiva verso i lavoratori delle cooperative appaltatrici che operano nella logistica, cooperative che rappresentano lo strumento migliore per sfruttare intensivamente la forza lavoro e allo stesso tempo salvano lì’immagine di Ikea.
La lotta dei lavoratori Ikea è la lotta di tutte e tutti
Parte così l'appello per un weekend di mobilitazione nazionale a sostengo dei 24 facchini dello stabilimento Ikea di Piacenza, licenziati senza preavviso, dopo che avevano osato formare il sindacato nei magazzini e chiedere un contratto degno, quantomeno in regola con il contratto nazionale. Contro di loro, oltre alla multinazionale svedese ed alle cooperative ambigue e criminali, si sono scagliati istituzioni e stampa locali, forze politiche parlamentari e sindacati conniventi.
11 luglio. Il vertice europeo a Torino è stato annullato. Come spiegare che di una questione tanto "cruciale" e "urgente" se ne potrà parlare, con tutta calma, "forse" alla fine della celebrata presidenza italiana o addirittura oltre?
Evidentemente non è proprio considerata una notizia. Difficile trovarne qualche traccia fuori dalle pagine di questo giornale. Eppure la cancellazione del vertice dell'Unione europea sulla disoccupazione giovanile previsto per il prossimo 11 di luglio a Torino e il suo "probabile" rinvio a fine anno nella sede di Bruxelles, annunciato da Renzi al margine dell'incontro con Van Rompuy, non è proprio un'inezia.
A motivare il rinvio e lo spostamento del summit per conto del governo italiano ci ha pensato il ministro del lavoro Giuliano Poletti, evocando gravi rischi per l'ordine pubblico connessi con le mobilitazioni internazionali convocate a Torino per contestare il vertice.
Assemblee, blocchi stradali e sciopero per tutta la giornata. E’ la risposta che questa mattina i lavoratori dei siti Electrolux hanno messo in atto per contrastare dal disastroso piano di ristrutturazione che mette in campo, oltre alla chiusura dello stabilimento di Porcia, un drastico taglio alle buste paga. Le tute blu, inoltre hanno votato un ordine del giorno che chiede al premier, Enrico Letta, di convocare un tavolo sulla vertenza.
di Michele Sasso
Postini, facchini, addetti alle spedizioni: a Natale il lavoro in nero diventa ancora più cupo. E fra evasione fiscale, diritti negati e sfruttamento, tiene sotto scacco migliaia di impiegati per far arrivare in tempo i regali sotto l'albero. A consegnare buste per tre centesimi l'una e macinare chilometri tra gli scaffali di Amazon. Ecco le loro storie
Ogni giorno macinano centinaia di chilometri, spostano tonnellate di merci in partenza e in arrivo. Bancali, scatoloni e pacchi seguono il flusso del mercato: dal produttore al consumatore, per finire la corsa sotto gli alberi addobbati di migliaia di famiglie.
Vetrine abbassate, tram e bus bloccati, traffico in tilt, poca gente in strada, un silenzio assordante per buona parte della città, mentre nel centro di Torino scoppiava il caos. Il capoluogo piemontese ha raccolto il picco massimo delle tensioni nella giornata dello sciopero generale dei "forconi" (coordinamento 9 dicembre), il movimento nato in Sicilia due anni fa e, ora, risalito – in modo difficilmente etichettabile – lungo la penisola, fino al Nord più in crisi. È esploso all'alba di un gelido dicembre, agli angoli di quello che un tempo era il triangolo industriale d'Italia.
Scioperi selvaggi a Firenze e a Pisa. Lavoratori molto arrabbiati a Torino. Il settore dei trasporti torna a farsi sentire. Chi pensava che dopo la vicenda di Genova l'iniziativa dei lavoratori potesse essere archiviata sotto la voce "sfoghi natalizi" dovrà rifare i conti. La spinta contro le aziende che sfruttano e vessano i lavoratori è molto forte, così come quella contro la privatizzazione, che giustamente è vista come l'ultima mazzata alla condizione già precaria degli autilsti. Il 20 gennaio, intanto, gli autisti sembra che stiano preparando una grande assemblea nazionale.
"Ci hanno buttato fuori dalle nostre case. Ci hanno costretti a scegliere tra mangiare o pagare l'affitto. Ci è negata l'assistenza medica. Soffriamo per l'inquinamento. Quando un lavoro l'abbiamo, facciamo orari impossibili per paghe basse e nessun diritto. Siamo il 99 per cento e non abbiamo niente, mentre l'altro 1% ha tutto".
(Testo di apertura del sito web "We are 99%", dedicato a migliaia di brevissimi scorci di vita pubblicati da anonimi aderenti al movimento Occupy Wall Street)
Sul terzo sciopero nazionale della logistica
Venerdì 12 luglio abbiamo partecipato allo sciopero nazionale della logistica presenziando ai blocchi e ai presidi di Torino, Roma e Ancona.
All'interporto di Torino, località Orbassano, ci sono stati blocchi davanti ai cancelli di SDA e TNT. Tra lavoratori e solidali erano presenti un centinaio di persone che facevano avanti e indietro tra i due magazzini. La mobilitazione è cominciata all'alba ed è durata fino al primo pomeriggio per concludersi con un'assemblea dei lavoratori delle varie cooperative.
Nuova giornata di lotta di rilievo nazionale nel settore. Ora più che mai occorre l'unità dei lavoratori e delle forze che li sostengono, in gioco vi è la condizione di migliaia di lavoratori che non può essere subordinata a nessun tatticismo.
La possibilità di incidere realmente nel rapporto di forza col padronato della logistica non può vedere tentennamenti o considerazioni di corto respiro legate ad alcune situazioni di presunto "privilegio" interne ad alcune filiere del settore.