di Michele Sasso
Postini, facchini, addetti alle spedizioni: a Natale il lavoro in nero diventa ancora più cupo. E fra evasione fiscale, diritti negati e sfruttamento, tiene sotto scacco migliaia di impiegati per far arrivare in tempo i regali sotto l'albero. A consegnare buste per tre centesimi l'una e macinare chilometri tra gli scaffali di Amazon. Ecco le loro storie
Ogni giorno macinano centinaia di chilometri, spostano tonnellate di merci in partenza e in arrivo. Bancali, scatoloni e pacchi seguono il flusso del mercato: dal produttore al consumatore, per finire la corsa sotto gli alberi addobbati di migliaia di famiglie.
Vetrine abbassate, tram e bus bloccati, traffico in tilt, poca gente in strada, un silenzio assordante per buona parte della città, mentre nel centro di Torino scoppiava il caos. Il capoluogo piemontese ha raccolto il picco massimo delle tensioni nella giornata dello sciopero generale dei "forconi" (coordinamento 9 dicembre), il movimento nato in Sicilia due anni fa e, ora, risalito – in modo difficilmente etichettabile – lungo la penisola, fino al Nord più in crisi. È esploso all'alba di un gelido dicembre, agli angoli di quello che un tempo era il triangolo industriale d'Italia.
Scioperi selvaggi a Firenze e a Pisa. Lavoratori molto arrabbiati a Torino. Il settore dei trasporti torna a farsi sentire. Chi pensava che dopo la vicenda di Genova l'iniziativa dei lavoratori potesse essere archiviata sotto la voce "sfoghi natalizi" dovrà rifare i conti. La spinta contro le aziende che sfruttano e vessano i lavoratori è molto forte, così come quella contro la privatizzazione, che giustamente è vista come l'ultima mazzata alla condizione già precaria degli autilsti. Il 20 gennaio, intanto, gli autisti sembra che stiano preparando una grande assemblea nazionale.
"Ci hanno buttato fuori dalle nostre case. Ci hanno costretti a scegliere tra mangiare o pagare l'affitto. Ci è negata l'assistenza medica. Soffriamo per l'inquinamento. Quando un lavoro l'abbiamo, facciamo orari impossibili per paghe basse e nessun diritto. Siamo il 99 per cento e non abbiamo niente, mentre l'altro 1% ha tutto".
(Testo di apertura del sito web "We are 99%", dedicato a migliaia di brevissimi scorci di vita pubblicati da anonimi aderenti al movimento Occupy Wall Street)
Sul terzo sciopero nazionale della logistica
Venerdì 12 luglio abbiamo partecipato allo sciopero nazionale della logistica presenziando ai blocchi e ai presidi di Torino, Roma e Ancona.
All'interporto di Torino, località Orbassano, ci sono stati blocchi davanti ai cancelli di SDA e TNT. Tra lavoratori e solidali erano presenti un centinaio di persone che facevano avanti e indietro tra i due magazzini. La mobilitazione è cominciata all'alba ed è durata fino al primo pomeriggio per concludersi con un'assemblea dei lavoratori delle varie cooperative.
Nuova giornata di lotta di rilievo nazionale nel settore. Ora più che mai occorre l'unità dei lavoratori e delle forze che li sostengono, in gioco vi è la condizione di migliaia di lavoratori che non può essere subordinata a nessun tatticismo.
La possibilità di incidere realmente nel rapporto di forza col padronato della logistica non può vedere tentennamenti o considerazioni di corto respiro legate ad alcune situazioni di presunto "privilegio" interne ad alcune filiere del settore.
Il movimento di lotta nella logistica sta crescendo e sviluppando in modo rilevante. Lo dimostra anche la partecipazione ed il risultato dell'ultimo sciopero del 15 maggio scorso che ha visto coinvolti migliaia di lavoratori in tutti i più grandi centri di lavoro, dall'Interporto di Bologna, alla Cittadella della Logistica di Padova, a tutte le altre realtà della logistica: Bartolini, TNT, Artoni, GLS, DHL, SDA, STEF, IKEA e molti altri magazzini a Milano, Piacenza, Brescia, Bologna, Verona, Padova, Treviso, Torino, Ancona, Roma…
Un movimento che, partendo dalle rivendicazioni per il miglioramento delle condizioni di lavoro e degli aspetti retributivi, per un nuovo contratto che preveda un trattamento economico e normativo che possa consentire un salario decente, garanzia dei diritti, tutela della dignità dei lavoratori, vuole ora puntare più in alto, mettendo nell'obiettivo l'attacco al sistema di sfruttamento basato sulle cooperative e sulla figura del socio lavoratore.
Riprendono a protestare gli sfruttati dei grandi marchi.
Ancora sciopero. Ancora blocchi e picchetti dei lavoratori della logistica. Quell'importante hub merci che è la pianura padana è stata nuovamente l'epicentro delle lotte dei facchini impiegati nelle cooperative che gestiscono e organizzano lo smistamento su gomma: Milano (in particolare la Dhl di Settala), Piacenza, Brescia, Bologna, Verona, Padova, Treviso e poi più a sud, i magazzini Bartolini ad Ancona e a Roma (dove ha aderito anche la Sda).