La morte di Lorenzo Parelli, stagista di 18 anni presso un'azienda udinese di costruzioni e lavorazioni meccaniche, ha provocato una reazione spontanea di rabbia da parte degli studenti. Venerdì scorso centinaia di giovani sono scesi in piazza in molte città, e in alcuni casi ci sono stati scontri con la polizia (Torino, Milano, Roma e Napoli). Gli studenti non sono una classe sociale. Quando "scioperano" non bloccano il ciclo produttivo, non danneggiano l'economia. Perciò sarebbero nelle condizioni favorevoli per un salto verso uno scontro politico con l'avversario.
La vertenza Gkn ha tenuto banco per tutta l'estate e ha rappresentato per molti un qualcosa di nuovo nell'asfittico panorama delle lotte operaie in Italia, punteggiato qui e là dai picchetti e dagli scioperi dei lavoratori della logistica.
L'annunciata chiusura il 9 luglio scorso della Gkn di Campi Bisenzio, di proprietà del fondo inglese Melrose, ha portato all'occupazione della fabbrica da parte degli operai, e alla realizzazione di un presidio permanente fuori dai cancelli dell'azienda. Immediatamente, è stata organizzata una serie di iniziative che sono sfociate nella manifestazione di piazza Santa Croce a Firenze del 19 luglio (con annesso sciopero generale convocato dai confederali al grido di "insorgiamo" ma anche di "difendiamo il lavoro"); nella manifestazione davanti alla fabbrica del 24 luglio; e nella mobilitazione indetta nella sera dell'11 agosto, giorno della "liberazione" del capoluogo toscano dal fascismo.
Per la difesa della nostra vita, non del posto di lavoro né, tantomeno, del tessuto industriale
"Così i sindacati hanno piegato Confindustria", titolava il manifesto del 30 giugno 2021 sfidando il senso del ridicolo. I risultati di questa grande vittoria, ottenuta con nientepopodimeno che tre comizi di Cgil-Cisl-Uil a Torino, Firenze e Bari, non hanno tardato a farsi sentire con una serie di licenziamenti di massa alla Gianetti Ruote di Ceriano Laghetto in Brianza, e alla Gkn di Campi Bisenzio a Firenze. Le chiusure di questi stabilimenti si sommano a quelle già in essere, come nel caso della Whirlpool a Napoli, di ex-Embraco a Riva di Chieri (To), e di altre che non fanno notizia sui giornali.
Perché sia possibile una reale convergenza delle lotte è necessario il loro coordinamento dal basso.
Dopo lo sciopero del 22 marzo scorso nei magazzini di Amazon Italia, il 26 è stato il turno dei rider, con manifestazioni, presidi e flash-mob in una trentina di città italiane, tra cui Milano, Carpi, Torino, Bologna, Roma, Napoli, Trieste, Treviglio, Pavia, Genova, Modena, Palermo, Messina, Brindisi, Rieti, Pescara, Bolzano. Si è trattato di iniziative autonome o appoggiate dai sindacati. Gli obiettivi ufficiali della mobilitazione, culminata nello sciopero, sono il superamento del contratto capestro firmato dall'associazione padronale Assodelivery e dal sindacato Ugl (e contro quello pilota introdotto da JustEat a Monza), e l'ottenimento di maggiori garanzie in termini di salario, sicurezza e contratti.
Sembra sia riuscito lo sciopero di oggi ad Amazon Italia. I sindacati confederali hanno puntato molto su questa protesta, lanciando nei giorni scorsi una campagna coordinata sui social network e nei luoghi di lavoro, con assemblee e volantinaggi, che ha ottenuto ampio spazio su giornali e televisioni.
A fine giornata il segretario generale della Filt Cgil, Stefano Malorgio, ha dichiarato un'adesione media nazionale del 75%, rimarcando "che la risposta dei lavoratori è stata importante con picchi fino all'adesione totale". Lo sciopero è stato esteso a tutto il personale dipendente di Amazon Logistica Italia (a cui è applicato il CCNL Logistica, Trasporto Merci e Spedizione), di Amazon Transport Italia e di tutte le società di fornitura di servizi di logistica.
Tra le novità apportate dal movimento Occupy Wall Street, nato a New York nel settembre del 2011, vi è quella rappresentata dal collettivo 99 Picket Line, un gruppo di lavoro interno a OWS che ha cercato di dare vita a un movimento operaio di massa autorganizzato. Nel loro sito dicevano di essere lavoratori, immigrati, disoccupati, studenti e pensionati: insomma il 99%, quello che tutto produce e che ha poco o niente in cambio.
Per rivitalizzare il picchetto, un mezzo di lotta che ha una lunga storia nel movimento operaio, il collettivo americano ha messo a disposizione degli scioperanti la sua struttura logistica agevolando l'organizzazione dei blocchi, diffusi sul territorio e coordinati attraverso la Rete.
In un contesto di crescente mobilitazione sociale, ieri in varie città d'Italia (Torino, Bologna, Milano, Roma, Napoli, ecc.) ci sono stati scioperi, iniziative e cortei dei rider contro l'accordo capestro firmato da Assodelivery (l'associazione datoriale delle piattaforme del cibo) e UGL.
Riportiamo di seguito il comunicato di "Deliverance Project", una delle esperienze più interessanti nel panorama italiano della gig-economy, sulla giornata di lotta del 30 ottobre a Torino e un video dello sciopero a Bologna.
Il primo accordo nazionale sul food delivery in Europa è stato firmato ieri dall'Associazione di categoria delle aziende (Assodelivery) e il sindacato UGL. In realtà non si tratta di un accordo ma dell'ennesima imposizione di condizioni di precarietà e ricatto, ed è addirittura peggiorativo della legge Catalfo - Di Maio dello scorso novembre.
UGL RIDER infatti oltre a non rappresentare i lavoratori e le lavoratrici del settore, nasce negli uffici di Glovo (e non si tratta di una metafora: https://www.facebook.com/DeliveranceProject/videos/637264683552497) come ANAR - Associazione Nazionale Autonoma Rider - e poi confluisce nel sindacato di destra.
Per evitare l'incendio sociale, i cui primi bagliori si sono intravisti in alcune regioni del Sud Italia, il governo sta pensando di erogare, oltre al macchinoso e inconcludente sistema dei pacchi per la spesa (400 milioni di euro che i comuni dovranno usare per buoni e generi di prima necessità per gli indigenti), un "Reddito di emergenza". Per adesso non si hanno elementi certi, visto che l'importo non è stato fissato (alcune fonti giornalistiche parlano di un ammontare complessivo di 6 miliardi di euro), e non è stata specificata la platea dei beneficiari. La misura sembra quasi rispondere alla campagna per il #RedditodiQuarantena, lanciata da alcuni centri sociali e sindacati di base per mettere in luce l'urgenza di un reddito di esistenza in questo periodo di emergenza. Peccato però che l'emergenza durerà anche dopo la quarantena.
Sulla spinta dell'ondata di scioperi spontanei nelle fabbriche e nei magazzini di mezza Italia (partita dalla Fca di Pomigliano il 10 marzo) al grido "non siamo carne da macello", i confederali hanno indetto per martedì 25 marzo 8 ore di sciopero del settore metalmeccanico (a cui hanno aderito tessili, chimici e lavoratori della gomma plastica) in Lombardia, la regione più colpita dal Coronavirus. La chiamata all'astensione dal lavoro ha ottenuto una risposta positiva coinvolgendo dal 60 al 90% degli addetti. L'emittente Radio Onda d'Urto riporta che hanno incrociato le braccia gli operai delle aziende Fad Assali, Leonessa, Omr, Industrie Saleri Italo, Camozzi di Polpenazze del Garda e Lumezzane, Sepal, Cavagna Group, Pedrotti Normalizzati, Innse Berardi, Fmg, Invatec-Medtronic, Tovo Gomma, Greif e Ave, e altre ancora.