Esaurito l'effetto ideologico della Brexit, emergono le tensioni sociali nella società britannica, sempre più polarizzata tra il gotha finanziario della City ed i senza riserve delle periferie suburbane.
Il Regno Unito sta vivendo in questi giorni una nuova fase di mobilitazione sindacale. Londra è l'epicentro, ma le agitazioni si estendono a tutto il paese e persino all'Irlanda.
La metropolitana della capitale, la Tube, sarà colpita da una settimana di scioperi a partire da venerdì. I lavoratori, membri del sindacato RMT, denunciano turni estenuanti e rivendicano una settimana lavorativa più breve. Macchinisti, controllori, segnalatori e tecnici incroceranno le braccia a rotazione fino all'11 settembre, mettendo a rischio l'intera rete di trasporto urbano.
Parallelamente, i lavoratori della Docklands Light Railway e del deposito di Ruislip hanno annunciato ulteriori blocchi per motivi legati a parità salariale e condizioni di lavoro .
Non va meglio nel trasporto su gomma: circa 2.000 autisti e ingegneri della London United e della London Transit hanno già interrotto il servizio, colpendo oltre 50 linee. Hanno respinto le proposte della nuova proprietà, First Bus, accusata di non rispettare un accordo retributivo retroattivo. Anche i lavoratori della First West, attivi nel sud-ovest dell'Inghilterra, si preparano a scioperare contro offerte salariali considerate insufficienti.
Le agitazioni attraversano anche il settore sanitario: 800 operatori di laboratorio degli ospedali londinesi hanno intrapreso una mobilitazione di tre giorni per chiedere salari equi e migliori condizioni contrattuali, sottolineando il divario con il personale assunto direttamente dal National Health Service. Al Palazzo di Westminster, gli addetti alla sicurezza hanno organizzato scioperi per protestare contro tagli ai giorni di ferie e salari stagnanti.
La lista è lunga: dal personale della mensa della raffineria di Fawley, in lotta contro salari ai minimi termini, ai lavoratori del National Coal Mining Museum di Wakefield, molti dei quali ex minatori, che hanno esteso la mobilitazione fino a ottobre. A Birmingham, i netturbini hanno votato quasi all'unanimità per proseguire lo sciopero fino al 2026, opponendosi ai tagli drastici del consiglio comunale. Infine, nella vicina Irlanda, segretarie e bidelli scolastici hanno avviato uno sciopero nazionale a tempo indeterminato per ottenere pensioni e diritti pari agli altri dipendenti pubblici.
Il quadro complessivo è quello di una società attraversata da tensioni di classe diffuse, che toccano trasporti, sanità, servizi pubblici, energia ed istruzione.
Ex impero industriale, dal dopoguerra il Regno Unito ha progressivamente perso la centralità produttiva, migrando verso una trasformazione in hub finanziario globale, mentre milioni di lavoratori hanno visto peggiorare salari, condizioni di lavoro e servizi pubblici. Una situazione economica disastrosa che alimenta la rabbia sociale, che i sindacati si apprestano a cavalcare e controllare, per quanto sarà possibile.







