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riderTra le novità apportate dal movimento Occupy Wall Street, nato a New York nel settembre del 2011, vi è quella rappresentata dal collettivo 99 Picket Line, un gruppo di lavoro interno a OWS che ha cercato di dare vita a un movimento operaio di massa autorganizzato. Nel loro sito dicevano di essere lavoratori, immigrati, disoccupati, studenti e pensionati: insomma il 99%, quello che tutto produce e che ha poco o niente in cambio.

Per rivitalizzare il picchetto, un mezzo di lotta che ha una lunga storia nel movimento operaio, il collettivo americano ha messo a disposizione degli scioperanti la sua struttura logistica agevolando l'organizzazione dei blocchi, diffusi sul territorio e coordinati attraverso la Rete.

I temi caldi con cui i precari americani hanno dovuto fare i conti sono gli stessi che riguardano i proletari di ogni continente: i salari da fame, le discriminazioni di genere e di colore, il lavoro nero, i contratti capestro, le condizioni di lavoro schiavistiche, le ritorsioni dei datori di lavoro contro chi sciopera, la sicurezza nei luoghi di lavoro e durante lo svolgimento delle mansioni lavorative (questione centrale oggi con la pandemia). 99 Pickets si è sforzato di collegare le lotte, fisicamente e telematicamente, per formare comunità di base e un movimento di classe più ampio per combattere il sistema dell'1%.

Ma perché raccontare questa storia, che per giunta sembra essersi esaurita? Prima di tutto perché l'esperienza di 99 Picket Line è un modello che resta valido; secondo, perchè le notizie che arrivano in questi giorni dal mondo dei rider ricordano, appunto, questa forma di autorganizzazione. L'attuale società è basata su forme di produzione e comunicazione reticolari; gli sfruttati 2.0, ovunque, possono trasformare gli strumenti che adoperano per il lavoro a proprio vantaggio, come d'altronde stanno facendo.

Una rete logistica che fa il giro del mondo è la base per una logistica internazionale delle lotte. Nel mondo della produzione just in time i facchini supersfruttati delle cooperative, i lavoratori di Amazon, i driver, i lavoratori del food-delivery, uniti, rappresenterebbero una forza in grado di bloccare questo sistema e di interrompere il flusso continuo che va dall'industria al consumatore.

Passiamo ora a una breve cronaca delle ultime lotte dei ciclofattorini in Italia, riportando le notizie che i lavoratori hanno pubblicato sulle loro pagine Facebook.

Martedì 26 gennaio c'è stato un presidio dei rider presso il tribunale di Torino in supporto ai lavoratori che hanno deciso di fare causa a Uber Eats chiedendo che venga riconosciuta la disciplina del lavoro subordinato. FRC, azienda a cui Uber Eats ha appaltato l'assunzione dei lavoratori, ha fatto pressioni su decine di rider per obbligarli a lavorare anche per 12 ore al giorno a 3.50€ a consegna, ha diminuito le buste paga e ha sottratto le mance.

Ieri mattina i rider monzesi di Glovo, assieme ad altri di Milano, si sono trovati davanti al Mc Donald's di corso Milano a Monza per partire in corteo lungo le strade della città, passando per il Mc di viale Lombardia. A loro si sono aggiunti rider di altre piattaforme: Deliveroo, Uber e Just Eat. Il corteo di bici, di circa 40 persone, si è mosso alla volta di Cinisello e di Sesto S. Giovanni, per poi concludersi dove era partito. Il volantino distribuito il giorno precedente dai colleghi milanesi e firmato "Rider in lotta Milano" ricordava l'importanza delle lotte di inizio novembre e diceva: "Non vogliamo accontentarci di un ritorno a precedenti contratti, che non ci hanno mai riconosciuto le tutele adeguate. Le piattaforme senza di noi non guadagnerebbero e non è giusto che loro facciano milioni di fatturato lasciandoci le briciole. Possiamo cambiare la situazione e per farlo dobbiamo organizzarsi insieme!"

Ragionamento condivisibile e generalizzabile: siamo il 99% e non abbiamo niente, mentre l'altro 1% ha tutto.

Sempre nella giornata di ieri, c'è stato lo sciopero dei rider di Padova che, dopo un'assemblea davanti alla stazione, hanno attraversato con le loro biciclette le strade del centro cittadino, rivendicando contratti con piene tutele, l'abolizione del punteggio, bonus, indennità, e la possibilità di rinnovo dei permessi di soggiorno.

E' invece notizia di oggi la morte di un rider a Montecatini (Pistoia), travolto da un'auto mentre stava andando a ritirare un ordine da McDonald's. Si tratta dell'ennesimo tragico incidente, causato da ritmi di lavoro insostenibili.