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Sciopero Amazon 22 marzo 2021Sembra sia riuscito lo sciopero di oggi ad Amazon Italia. I sindacati confederali hanno puntato molto su questa protesta, lanciando nei giorni scorsi una campagna coordinata sui social network e nei luoghi di lavoro, con assemblee e volantinaggi, che ha ottenuto ampio spazio su giornali e televisioni.

A fine giornata il segretario generale della Filt Cgil, Stefano Malorgio, ha dichiarato un'adesione media nazionale del 75%, rimarcando "che la risposta dei lavoratori è stata importante con picchi fino all'adesione totale". Lo sciopero è stato esteso a tutto il personale dipendente di Amazon Logistica Italia (a cui è applicato il CCNL Logistica, Trasporto Merci e Spedizione), di Amazon Transport Italia e di tutte le società di fornitura di servizi di logistica.

Secondo Repubblica, nell'hub di Castel San Giovanni di Piacenza, al primo turno ha incrociato le braccia quasi la metà dei dipendenti, mentre nei magazzini toscani di Firenze e Pisa le percentuali di adesione allo sciopero hanno sfiorato il 60-70%. Scioperi, presidi e sit-in, fa sapere la Cgil, si sono tenuti a Napoli, Udine, Roma, Firenze, Bologna, Genova, Torino e Padova.

La mobilitazione nasce in seguito alla rottura del tavolo delle trattative per la contrattazione di secondo livello della filiera Amazon. I temi in discussione riguardavano la verifica dei carichi e dei ritmi di lavoro imposti, la verifica e la contrattazione dei turni di lavoro, la riduzione dell’orario di lavoro, gli aumenti retributivi, la clausola sociale e la continuità occupazionale per tutti in caso di cambio appalto o cambio fornitore, la stabilizzazione dei tempi determinati e dei lavoratori somministrati, il rispetto delle normative sulla salute e la sicurezza, l’indennità Covid.

Le considerazioni finali, a margine della giornata di sciopero, del segretario generale della Filt Cgil sono tutto un programma: "Confidiamo che questo sciopero possa riaprire il dialogo e far arrivare ad un accordo sulle richieste che abbiamo avanzato da gennaio sui carichi e le condizioni di lavoro, sui salari e le stabilizzazioni."

Esattamente il contrario di ciò che bisognerebbe fare. I sindacati, invece di bloccare i magazzini per ottenere dei risultati e solo dopo averli ottenuti smobilitare la lotta, indicono gli scioperi nella speranza di ottenere un tavolo delle trattative ed essere così riconosciuti dalla controparte: il fine non è il risultato ma la trattativa. Detto questo, la cosa importante è che l'iniziativa di oggi, diretta e controllata dalle burocrazie sindacali di Cgil-Cisl-Uil, ha suscitato l'attenzione dei lavoratori di altri settori, dentro e fuori la Cgil, dentro e fuori l'Italia. A cominciare dagli operai della Gkn di Firenze, passando per le Rsu Ups Milano, fino agli iscritti del sindacato ver.di in Germania e gli addetti del magazzino Amazon di Bessemer in Alabama.

Significativo il comunicato di Rider Union Bologna che, portando solidarietà ai lavoratori di Amazon "costretti a turni massacranti e a ritmi di produttività insostenibili, con contratti precari e senza il rispetto delle norme sulla sicurezza", ha ricordato lo mobilitazione dei rider del prossimo 26 marzo, giornata di lotta anche per gli autisti del trasporto pubblico locale e per i lavoratori della logistica, della scuola e dello spettacolo.

Per battere un colosso come Amazon e i grandi marchi del food-delivery e della logistica, serve una rete di lotta e di solidarietà internazionale, di mutuo-aiuto operaio: se vogliamo vincere dobbiamo spezzare le catene che ci impediscono di unirci obbligandoci a lottare isolati, ognuno nel proprio posto di lavoro, nella propria città, nel proprio paese, senza la possibilità di mettere in campo la nostra forza, che è globale.