Lotte in corso. EUROPA
Sciopero di 48 ore per Deliveroo in Spagna. I rider protestano contro le condizioni di lavoro e i licenziamenti.
Lo avevano promesso il 23 giugno scorso durante le manifestazioni davanti alle sedi della società a Madrid e Barcellona: se l'iniziativa non fosse bastata a convincere l'azienda ad accettare le loro richieste, i rider avrebbero continuato la protesta. E così è stato.
La protesta. A Kragujevac le paghe sono basse e i carichi sempre più pesanti. La solidarietà Fiom
Sono in sciopero dal 27 giugno e proseguiranno a oltranza i 2 mila lavoratori dello stabilimento Fca di Kragujevac, in Serbia. Ieri hanno partecipato alle proteste anche due esponenti della Fiom-Cgil: "Si sono mossi in corteo per le linee, alla testa avevano la bandiera nazionale. Ai cancelli c'è stata una conferenza stampa: non produrranno più vetture fino a quando l'azienda non si siederà al tavolo delle trattative", hanno raccontato Michele De Palma e Valentina Orazzini, rispettivamente responsabile settore auto e responsabile per l'Europa della Fiom.
Bratislava. I sindacati chiedono sostanziosi aumenti salariali. Braccia incrociate da martedì 20 giugno per quasi 12mila operai
Il più grande nella storia della Slovacchia e uno dei più grandi nel settore privato nella regione. Così viene definito lo sciopero che da martedì 20 giugno sta paralizzando lo stabilimento VolksWagen a Bratislava.
Deliveroo è nata a Londra nel 2013 e due anni dopo è sbarcata in Spagna: a Barcellona, Valencia, Madrid e Saragozza. Nel paese sono un migliaio i rider che lavorano per la "food delivery company", di cui 130 solo nel capoluogo della Catalogna.
Ieri una cinquantina di ciclisti e motociclisti di Deliveroo, organizzati nella piattaforma "Riders X Derechos" (che comprende anche lavoratori di altre aziende della "gig-economy"), hanno protestato contro la precarietà del lavoro davanti alla sede della società a Barcellona, attaccando adesivi sui vetri degli uffici, sventolando bandiere e pubblicizzando le ragioni della lotta a giornalisti, passanti e solidali.
Alla fine di aprile più di cento rider di Deliveroo e Foodora si sono riuniti in un locale a Berlino. La molla che ha fatto scattare l'incontro sono le condizioni di lavoro precarie nelle aziende di consegna del cibo a domicilio. L'iniziativa rientra in #Deliverunion, una campagna europea promossa da sindacati di base, lavoratori e attivisti, e ispirata alle recenti proteste dei corrieri londinesi, che ha l'obiettivo di promuovere lo scambio di idee sulle azioni collettive e sindacali da intraprendere e di fornire una piattaforma internazionale per i lavoratori del settore.
I rider berlinesi sono per la maggior parte "liberi professionisti", percepiscono una piccola retribuzione ed un bonus per consegna; devono essere completamente flessibili, ma pur se "autonomi" sono rigorosamente controllati dall'azienda dato che i loro percorsi e tempi sono costantemente sotto sorveglianza.
Gig Economy. I fattorini di Deliveroo hanno messo in atto uno sciopero spontaneo per protestare contro la paga troppo bassa, che secondo le rivendicazioni dei rider porta loro a guadagnare meno del salario minimo orario legale. Come a Londra, e come in Italia con Foodora, il pagamento si basa su un sistema di pagamento a cottimo: 4 sterline a consegna, in una città in cui gli affitti e il costo della vita arrivano quasi a toccare gli esorbitanti livelli londinesi.
di Jamie Woodcock – ricercatore alla London School of Economics
A Londra la gig economy si sta espandendo rapidamente, in particolare per quanto riguarda la consegna di pasti a domicilio. L'azienda più grande è Deliveroo, con migliaia di fattorini in motorino o in bici sparpagliati in aree diverse, seguita da Uber, con la piattaforma rivale UberEATS. Più di recente, anche Amazon ha dato avvio a un servizio concorrente. Queste piattaforme di consegna di pasti funzionano da tramite tra ristoranti e consumatori, offrendo un servizio che si basa sull'esternalizzazione del lavoro materiale che serve per trasportare il cibo. Proprio come capita con il servizio taxi di Uber, che sostiene di non avere un rapporto di lavoro diretto con gli autisti né di possedere veicoli, i lavoratori sono falsamente classificati come autonomi.
Dopo la pausa estiva ripartono oggi, giovedì 15 settembre, le proteste contro la Loi Travail, approvata – senza voto – dal Parlamento transalpino a giugno con il famigerato articolo 49, comma 3, della Costituzione.
Oggi sciopero organizzato da numerosi sindacati, per il ritiro del Jobs Act francese: un'astensione promossa da CGT, FO, FSU, Solidaires, UNEF, UNL, FIDL, nel giorno in cui teoricamente ripartono le scuole, anche se sono molti i licei e gli istituti bloccati dai manifestanti per chiamare alla mobilitazione. Già in mattinata gli studenti hanno protestato con picchetti nelle scuole e cortei.
Primo sciopero per Deliveroo, start up londinese che si occupa di consegne di pasti a domicilio tramite una piattaforma on demand. Mercoledì scorso più di cento corrieri si sono riuniti davanti al quartier generale dell'azienda per protestare contro il peggioramento delle condizioni contrattuali.
Cos'è Deliveroo? Basta un browser o l'apposita app e il pranzo è servito. I servizi di online food delivery permettono di ordinare il proprio pasto tramite la Rete consultando un elenco di locali convenzionati e il relativo menu digitale, e di riceverlo a casa, in ufficio o, perché no, in un parco. Il servizio si appoggia su un gruppo di corrieri che, tramite la piattaforma, riceve l'ordine, lo recupera presso il locale che lo confeziona e lo consegna all'indirizzo indicato. Dietro l'immagine avveniristica di questi servizi si nasconde però il capitalistico sfruttamento dei lavoratori.
Di nuovo in piazza la Francia contro la Loi Travail: diverse le manifestazioni nel paese, promosse da alcuni sindacati francesi come Solidaries e la CGT, oltre che collettivi e realtà politiche e sociali per affossare il Jobs Act d’oltralpe. Continuano scioperi e blocchi in diversi settori e in diverse città: a Lille ad esempio barricate erette con copertoni bruciati sulle strade hanno portato all’arresto di 11 persone tra sindacalisti e lavoratori durante lo sgombero del picchetto.
A Parigi questa volta il corteo, organizzato dai sindacati dei lavoratori e studenteschi, è stato autorizzato a sfilare su un percorso più lungo rispetto a quello di giovedì scorso, ma ugualmente blindato dai poliziotti.