Lotte in corso. EUROPA
Continuano gli scioperi nei centri logistici tedeschi di Amazon.
Il blocco è iniziato lunedì 21 settembre e ha coinvolto diversi magazzini sparsi per il paese: Bad Hersfeld (Assia), Lipsia (Sassonia), Rheinberg e Werne (Renania Settentrionale), Graben (Baviera) e per la prima volta Pforzheim (Baden-Württemberg). Sono scesi in sciopero anche i lavoratori di Amazon Prime Instant Video Germany GmbH con sede a Elmshorn (Schleswig-Holstein). La rete europea dei sindacati, tra cui UNI Europa, ha partecipato alla protesta portando solidarietà ai picchetti del magazzino di Lipsia.
Grande sciopero generale ieri 18 settembre in Finlandia. Tutti i principali sindacati del paese hanno chiamato i lavoratori alla mobilitazione contro i tagli salariali decisi dal governo per rilanciare l'economia del Paese sui mercati internazionali.
Riduzione delle ferie per i dipendenti pubblici, cancellazione di due festività, tagli alle retribuzioni per il lavoro straordinario e festivo e per la malattia: queste ed altre le misure anti-crisi adottate dal governo di Juha Sibil che, dopo la rottura della trattativa con i sindacati, ha deciso di passare alle maniere forti agendo direttamente per via legislativa.
Prove di coordinamento operaio in Spagna. A Madrid il 14 luglio si è svolta la "Manifestación por la unificación de las luchas laborales": diverse realtà lavorative in lotta si sono unificate per dare vita ad un numeroso corteo (più di mille persone in marcia) che è sfilato nel pomeriggio per le vie della capitale.
La manifestazione, organizzata dalla neonata piattaforma #UnificandoLasLuchas, è partita da Plaza España e ha visto la partecipazione di collettivi e comitati di lavoratori di Phone House, Futbolmanía, Coca-Cola, Indra, Bankia, Kool-Air, Movistar, Bosal, Panrico y Correos. La strada dell'autorganizzazione è l'unica percorribile oggi: la sfida che si presenta a #UnificandoLasLuchas è stringere legami con altri gruppi di lavoratori, con i precari, i disoccupati e i movimenti di lotta che in questi anni in Spagna e altrove hanno lottato contro il fallimentare sistema dell'1%.
Ventimila lavoratori aderiscono allo sciopero che è cominciato mercoledì sera e terminerà venerdì mattina, il più grande degli ultimi 13 anni. Martedì si erano interrotte le trattative tra sindacati e azienda sugli stipendi e sul servizio notturno per il fine settimana che dovrebbe partire a settembre.
di NURAN GÜLENÇ
Nel settore metalmeccanico, una delle locomotive del paese, all'interno delle grandi fabbriche del settore automobilistico, i lavoratori turchi hanno iniziato uno sciopero che ha attirato l'attenzione della stampa internazionale. La protesta, partita dalla fabbrica della Renault, ha rapidamente contagiato altre fabbriche del settore. Le due richieste dei lavoratori sono centrali nell'attuale panorama lavorativo turco: l'aumento dei salari e la fine del monopolio del Sindacato metalmeccanico turco (Türk Metal Sendikasi) in modo che i lavoratori possano scegliersi direttamente i loro rappresentanti. Il movimento di protesta si è propagato ad altre fabbriche nelle quali era presente il Türk Metal Sendikasi e al cui interno sono state presentate le prime dimissioni.

di Timothy Ginty
Maltrattati dalla Movistar e abbandonati dai loro sindacati, i tecnici telefonici prendono la situazione in mano - e occupano la sede della società.
Più di cento anni fa, l’Associazione Internazionale dei Lavoratori - la Prima Internazionale – dette voce a centinaia di milioni di lavoratori indigenti del mondo, quando nel 1866 dichiarò che tutti i lavoratori avrebbero dovuto godere del diritto a otto ore di lavoro, otto ore di riposo e otto ore di svago. Ci sono voluti decenni di contrattazione e anche spargimenti di sangue per raggiungere nella maggior parte dei paesi del mondo questo obiettivo, ottenuto in alcuni settori presso qualche società nella prima metà del XIX secolo mentre la maggioranza dovette attendere fino alla metà del XX secolo per godere di quello che adesso per molti sembra scontato.
Uno sciopero senza precedenti interessa in questi giorni la Turchia. La mobilitazione è iniziata durante il turno di mezzanotte del 14 maggio negli stabilimenti Oyak Renault di Bursa, dove circa 5.000 lavoratori hanno interrotto la produzione. Già dal giorno successivo migliaia di metalmeccanici provenienti da altre fabbriche, tra cui Tofas (una joint venture del fondo militare turco Koç Holding e FIAT in cui lavorano 4500 dipendenti), Coskunöz, Mako, Ototrim e Türk Traktör, hanno scioperato a sostegno dei colleghi; i lavoratori della Ford di Kocaeli sono scesi in sciopero il 19.
Oggi centinaia di convogli di pendolari sono stati cancellati a causa dello sciopero a tempo indeterminato dei macchinisti del piccolo ma potente sindacato GDL (Gewerkschaft Deutscher Lokomotivführer). I treni merci sono fermi già da martedì pomeriggio. L'obiettivo principale dello sciopero, il nono in dieci mesi, è l'aumento dei salari del 5% e la riduzione dell'orario di lavoro.
Per la federazione degli industriali tedeschi ad essere maggiormente colpiti dallo sciopero saranno il settore metallurgico, il chimico e quello automobilistico, a causa della loro dipendenza dai servizi di trasporto merci. Alcuni economisti hanno detto che uno sciopero di 10 giorni potrebbe pesare per uno 0,1 di punto del Pil nel secondo trimestre.
Sciopero di grandi dimensioni in Turchia nel settore dell'auto. Nella notte tra il 14 e il 15 maggio circa cinquemila lavoratori della Oyak Renault, joint venture dell'azienda francese con il fondo turco Oyak, hanno manifestato chiedendo un miglioramento del loro trattamento salariale. Lo riporta l'Ansa citando siti locali. Oltre 1500 operai del turno di mezzanotte non hanno timbrato il cartellino, iniziando una protesta che è poi proseguita nel corso della giornata. Alla protesta si sono poi uniti per solidarietà anche gli operai della casa automobilistica Tofas, joint venture tra Fiat e il gruppo turco Koc, che hanno scioperato venerdì 15 maggio nella fabbrica di Bursa, nella Turchia occidentale.
Il 15 maggio si celebra a Madrid e in tutta la Spagna il quarto anniversario del movimento #15M. Questo lo slogan del #Mayo2015M: non ci imbavaglieranno, la lotta continua nelle piazze.
Dopo le rivolte arabe del 2011, l'ondata di ribellione è arrivata in Spagna e di lì si è spostata negli Stati Uniti dando vita al movimento Occupy Wall Street. In un presente fatto di guerre, miseria e sfruttamento, l'esempio dell'Acampada di Puerta del Sol continua ad aggirarsi come uno spettro per l'Europa: basta con la vecchia politica fatta di tatticismi, propaganda e parlamentarismo, bisogna incontrarsi nelle piazze, piantare le tende, formare le assemblee permanenti e, attraverso i social media, mettersi in contatto con il resto del mondo.