Lotte in corso. EUROPA
La lunga e bollente estate delle lotte globali contro il carovita ha attraversato anche il Regno Unito, con alcune novità degne di nota.
Già da mesi i ferrovieri e il personale della metropolitana di Londra sono sul piede di guerra, e il sindacato RMT (Rail Maritime and Transport Workers) ha promesso che continuerà con gli scioperi fino a quando non otterrà risultati. Ora hanno incrociato le braccia i portuali del terminal container di Felixstowe, il più grande del paese, dal quale dipende lo smistamento di circa la metà del traffico merci nazionale. All'incirca 2000 lavoratori dell'importante snodo logistico hanno dichiarato che si asterranno dal lavoro per 8 giorni, a rischio le catene di approvvigionamento. Il sindacato Unite, che li organizza, chiede un incremento significativo dei salari per tenere il passo all'impennata dei prezzi.
Turchia. Da sei giorni corrieri in sciopero in tutto il paese: vogliono l'iscrizione al sindacato e la fine della precarietà. Decine di migliaia costretti ad aprire la partita Iva, ma con l'inflazione alle stelle le spese sono insostenibili
In Turchia sono in sciopero da sei giorni migliaia di corrieri e rider in diverse città del Paese. Chiedono un aumento giusto del loro stipendio, una condizione contrattuale corretta e il riconoscimento del diritto d'iscriversi a un sindacato. Prima di tutti sono stati i corrieri della Trendyol Express a scioperare, il 24 gennaio, contro l'aumento dell'11% proposto dall'azienda: dopo una settimana di resistenza hanno ottenuto il 39%.
Martedì 16 novembre è iniziato lo sciopero indefinito indetto dai circa 20mila lavoratori e lavoratrici del settore metallurgico dell'area portuale, la cosiddetta "Baia" di Cadice, nel sud della Spagna.
Al centro dello scontro il mancato rinnovo del contratto, scaduto a dicembre 2020. Per coprire l'inflazione i sindacati chiedono aumenti del 2% quest'anno, del 2,5% per il 2022 e del 3% per il 2023, mentre gli industriali non vogliono andare oltre aumenti compresi tra lo 0,5% e l'1,5%, aumentando inoltre i tempi di lavoro e lo sfruttamento.
Il mondo della gig-economy è tutto fuorché pacificato, da Atene a Berlino i precari si mobilitano con scioperi e picchetti contro la schiavitù salariata 2.0. Gorillas, che opera in una ventina di città tedesche e da poco si è espansa in Regno Unito, Belgio, Francia, Italia, Paesi Bassi e Spagna, deve fare i conti con l'autorganizzazione dei rider.
Mercoledì scorso alcuni dipendenti di Gorillas, una nuova piattaforma tedesca specializzata nella consegna della spesa a casa, hanno organizzato un sit-in molto partecipato davanti alla sede dell'azienda a Prenzlauer Berg, a Berlino. In totale, circa 150 rider e solidali si sono riuniti in strada per chiedere a gran voce migliori condizioni di lavoro e il reintegro dei numerosi fattorini licenziati per rappresaglia (al momento non è ancora chiaro in quanti abbiano ricevuto la disdetta tramite e-mail o telefono, alcuni parlano di 350 licenziamenti in città).
Από τον αγώνα δρόμου στον δρόμο του αγώνα.
Δεν θα αλλάξουμε επάγγελμα, θα αλλάξουμε το επάγγελμα
Dalla competizione in strada alla strada per la lotta
Non cambieremo lavoro, cambieremo IL lavoro!
Durante lo sciopero dello scorso 22 settembre, i e le riders di Atene, si sono presentati/e agli uffici dell'azienda e-food chiedendo di abolire il passaggio ad un contratto da freelancer, collaboratori autonomi. In risposta al silenzio dell'azienda è stato lanciato uno sciopero di 24 ore per la giornata di ieri, venerdì 24 settembre.
Il 15 settembre scorso Efood, una delle principali compagnie di food delivery in Grecia, ha mandato un messaggio ricattatorio ai lavoratori e le lavoratrici in cui veniva imposto il passaggio ad un contratto da collaboratore autonomo (freelancer), pena la perdita del lavoro... una musica già sentita in giro per il mondo ma che in Grecia suona per la prima volta...
Se prima dell'estate il governo greco ha potuto varare in piena emergenza covid una legge che aumenta lo strapotere delle aziende ai danni dei lavoratori, adesso sono le aziende stesse a prendere coraggio per inseguire le loro gemelle europee sul terreno dell'erosione delle tutele e dei diritti.
Ieri in Inghilterra centinaia di corrieri sono scesi in sciopero e hanno manifestato contro l'azienda di food delivery con sede a Londra.
La mobilitazione è avvenuta in una giornata particolare, e cioè quella in cui la società inglese si è quotata senza restrizioni nella borsa di Londra, dopo un debutto, il 31 marzo scorso, che gli analisti finanziari avevano definito fallimentare (il titolo aveva chiuso con un -26% a 2,87 sterline). A pesare sul risultato sono state anche le lotte dei gig-workers, che non trasmettono tranquillità agli investitori.
La protesta. Non cessano le manifestazioni contro Lukashenko: migliaia di arresti e centinaia di feriti. Un manifestante perde la vita, alcuni agenti anti-sommossa disertano. La candidata di opposizione Svetlana Tichonovskaya fugge in Lituania
Dopo 3mila arresti e centinaia di persone ferite in pochi avrebbero creduto che la notte di lunedì sarebbe stata un'altra notte di manifestazioni e di scontri con la polizia dopo che il presidente Alexander Lukashenko aveva annunciato la propria vittoria nelle presidenziali tenutesi – all'insegna dei brogli secondo le opposizioni – domenica scorsa.
In Germania i lavoratori di Amazon sono entrati in sciopero con una motivazione molto chiara: la salute viene prima del profitto.
Ieri in Germania i magazzinieri di Amazon hanno incrociato le braccia: i siti di Leipzig, Bad Hersfeld, Rheinberg, Werne e Koblenz saranno bloccati da uno sciopero di 48 ore. La protesta è sostenuta dal sindacato dei servizi Ver.di, che indice mobilitazioni dal 2013, anno in cui è iniziata la vertenza contro il colosso dell'e-commerce statunitense. Nel paese sono 13 le sedi logistiche dell'azienda, e contano circa 13000 dipendenti a tempo indeterminato, a cui si aggiungono gli addetti stagionali assunti nei periodi di picco degli ordini.
Russia. Protesta in Yacuzia, la seconda in una settimana in Russia. Oltre diecimila lavoratori incrociano le braccia in 34 cittadine. Putin va in tv e prova a rassicurare il piccolo business, ma il governo balbetta (in foto Assemblea degli operai davanti agli uffici di Gazprom in Yacuzia)
Se c'è un laboratorio della protesta sociale in Europa ai tempi del coronavirus questo è quello russo. Giusto a una settimana dalla rivolta dei cittadini di Vladikavkaz in Ossezia settentrionale, ieri sono stati gli operai della Yakuzia a scendere in campo per rivendicare protezione sanitaria e migliori condizioni di vita.
Nella zona dei giacimenti di Chayandinskoye che rappresentano le risorse base di Gazprom per il gasdotto Forza della Siberia, informa il portale Yakutia.info, "i lavoratori a turni hanno organizzato scioperi e proteste". A incrociare le braccia sono circa 10.500 operai e tecnici sparsi in 34 villaggi, la forza-lavoro dei settori strategici delle materie prime che sono la spina dorsale per garantire le indispensabili esportazioni per l'economia russa.