Lotte in corso. ITALIA
Reazioni a catena. La protesta dei lavoratori costretti al turno senza precauzioni nelle aziende rimaste aperte nel nord Italia. Conte convoca i sindacati.
Quanto si è visto ieri è il mondo operaio che è tornato a parlare con una sola voce. L'incredulità e la rabbia di chi chiede di essere considerato come tutti gli altri lavoratori. Una rabbia, operaia, per la decisione del Governo di non interrompere la produzione nelle fabbriche che era montata già mercoledì sera subito dopo il discorso di Conte nei commenti social, compreso il profilo Facebook del presidente dalla giunta lombarda Attilio Fontana sommerso da critiche di operai e impiegati, e che si è materializzata giovedì all'apertura dei cancelli: scioperi spontanei, assemblee, fermi temporanei della produzione.
Da pochi giorni tutto il territorio nazionale è diventato "zona protetta". Le misure emanate dal governo impongono ai cittadini di rimanere a casa, e musei, teatri, cinema, palestre, piscine, ecc. sono stati chiusi. Ma fabbriche e attività commerciali rimangono aperte mettendo a rischio la salute dei lavoratori.
Significativo il comunicato congiunto firmato in data 27.02.2020 da Abi, Coldiretti, Confagricoltura, Confapi, Confindustria, Alleanza delle cooperative, Rete Imprese Italia (Casartigiani, CNA, Confartigianato, Confcommercio e Confesercenti), Cgil, Cisl, Uil, in cui si chiede una "rapida normalizzazione, consentendo di riavviare tutte le attività ora bloccate e mettere in condizione le imprese e i lavoratori di tutti i territori di lavorare in modo proficuo e sicuro a beneficio del Paese, evitando di diffondere sui mezzi di informazione una immagine e una percezione, soprattutto nei confronti dei partner internazionali, che rischia di danneggiare durevolmente il nostro Made in Italy e il turismo".
Domenica sono scattati i controlli dei vigili urbani sui lavoratori che fanno le consegne per conto delle tante ditte che impiegano fattorini in bicicletta, con tanto di multe e controlli di documenti etnicamente mirati.
Di seguito il comunicato dei "Deliverance Project":
"Ieri sera mentre le solite centinaia di rider si muovevano per la città alla ricerca di ordini da consegnare, sono incappate in una brutta sorpresa: polizia e Asl, sempre così solerti a controllare i nostri datori di lavoro, erano in giro a placcare colleghi per controllare la presenza delle luci ed il contenuto degli zaini.
NON SI PUÒ MORIRE PER PORTARE UNA PIZZA. GLOVO SCHIAVISTA SEI PRIMA DELLA LISTA
Oggi siamo scesi in piazza, per Zohaib ma anche per tutti noi. Sappiamo quale sia il lavoro che tutti i giorni facciamo per le strade di questa città ed a quali condizioni ci costringono. A tutti noi poteva succedere di essere investiti e di rischiare la vita, di romperci un braccio o una gamba, senza un'assicurazione e senza diritti per consegnare una pizza o del sushi.
Nella città più cassaintegrata del paese e tra le più povere del Nord Italia, i confederali hanno aperto la "Vertenza Torino", organizzando una processione-sfilata per il prossimo 13 dicembre. I sindacati denunciano la perdita di quasi diecimila posti di lavoro dal 2008 al 2018 e dichiarano che le situazioni di crisi in corso coinvolgono circa 4 mila lavoratori (i settori in difficoltà vanno dall'industria all'edilizia, dalla grande distribuzione al terziario, dalla sanità alla pubblica amministrazione, con i casi Fca, Embraco, Lear, Manital e Auchan).
Dal canto suo, anche Intesa San Paolo dice di voler contribuire al contrasto della povertà e perciò ha organizzato un pranzo per trecento persone e famiglie in situazioni difficili presso la sede torinese della banca nel grattacielo di Renzo Piano.
Bologna, 19 ott. – Quaranta ciclofattorini bolognesi che consegnano per la piattaforma Just Eat perderanno il lavoro mercoledì prossimo. La notizia è stata loro comunicata da Food Pony, l'intermediario tra loro e la multinazionale londinese delle consegne. I lavoratori hanno deciso di scioperare fino a domenica e ora chiedono al committente, e cioè a Just Eat, di essere tutti riassunti con le condizioni lavorative attuali. Cioè con contratti di collaborazione coordinata continuativa a paga oraria. All'orizzonte per loro ci sarebbero invece semplici contratti occasionali, dove la paga è a cottimo puro. Più consegni più sei pagato. "Vogliamo un contratto vero", hanno detto ieri volantinando e informando la cittadinanza.
Di seguito il comunicato (tratto dalla pagina Fb Effetto Domino's) dei pizzaioli e dei fattorini di Domino's Pizza che sabato 29 giugno hanno scioperato per la prima volta.
Il fatturato di Domino's nel mondo è stato di 11 miliardi di dollari nel 2017 e il 52% di questo fatturato è costituito dai mercati internazionali. A fine 2018 Domino's Pizza Italia contava 21 punti di vendita e l'obiettivo per il 2019 è di raddoppiarne il numero.
Ma chi paga in realtà la rapida crescita dell'ennesima catena di fast-food specializzata nelle consegne a domicilio?
Venerdì 28 giugno è stato una giornata di sciopero sincronizzato per i rider di Milano, Torino e Bologna. Sul banco degli imputati Glovo, ma in realtà il nemico sono tutte le piattaforme del food delivery (UberEats, Deliveroo, Just Eat, ecc.), che sfruttano selvaggiamente i lavoratori per mezzo di contratti irregolari e paghe misere, e senza fornire l'assicurazione per gli infortuni, che non riconoscono neppure come tali.
A Bologna la mobilitazione è iniziata con un presidio rumoroso lanciato da Riders Union di fronte al McDonald's di via Ugo Bassi, che si è poi trasformato in corteo e ha paralizzato il traffico automobilistico al grido "no allo sfruttamento no alla precarietà, blocchiamo il servizio blocchiamo la città!".
Riportiamo di seguito il comunicato dei rider sui fatti del Primo Maggio a Torino
Mercoledì 1 maggio 2019
Questa mattina alle 9 ci siamo trovati/e in piazza Vittorio fra rider di tutte le aziende.
Abbiamo deciso di muoverci in bici per smarcarci dal corteo istituzionale che sfilava per le vie del centro.
Dopo un breve giro intorno a Piazza San Carlo, con la polizia a ronzare spericolatamente in mezzo al corteo su due ruote, abbiamo deciso di riprendere la piazza che ci spettava in quanto lavoratori in lotta.
Dopo alcuni tentativi di ricerca di un varco di accesso alla piazza, tutti conclusi con muri di poliziotti a blindo di ogni via, siamo lo stesso riusciti ad arrivare alla testa del corteo e a ribadire che come lavoratori e lavoratrici in lotta ci spettava entrare in piazza.
Il mondo del food delivery è in continuo subbuglio: siccome i lavoratori subiscono condizioni di lavoro semi-schiavili, sono costretti a ribellarsi, riscoprendo la forza dell'organizzazione immediata territoriale e stabilendo legami di solidarietà, anche internazionali, con altri settori del precariato.
Sabato 27 aprile 2019 circa un centinaio di rider torinesi di Glovo hanno incrociato le braccia per chiedere più salario, più tutele, più sicurezza sul lavoro. In piazza Santa Rita a Torino si è formato un presidio davanti al McDonald's che si è presto trasformato in un corteo su due ruote che ha attraversato le vie del centro, raccogliendo la solidarietà dei passanti e anche quella di altri lavoratori: in segno di appoggio e partecipazione alla protesta i fattorini di Food Pony (Just Eat) hanno infatti deciso di rifiutare gli ordini (riportiamo sotto i motivi delle mobilitazioni tratti dalla pagina Facebook Deliverance Project).