Lotte in corso. ITALIA
La vertenza Gkn ha tenuto banco per tutta l'estate e ha rappresentato per molti un qualcosa di nuovo nell'asfittico panorama delle lotte operaie in Italia, punteggiato qui e là dai picchetti e dagli scioperi dei lavoratori della logistica.
L'annunciata chiusura il 9 luglio scorso della Gkn di Campi Bisenzio, di proprietà del fondo inglese Melrose, ha portato all'occupazione della fabbrica da parte degli operai, e alla realizzazione di un presidio permanente fuori dai cancelli dell'azienda. Immediatamente, è stata organizzata una serie di iniziative che sono sfociate nella manifestazione di piazza Santa Croce a Firenze del 19 luglio (con annesso sciopero generale convocato dai confederali al grido di "insorgiamo" ma anche di "difendiamo il lavoro"); nella manifestazione davanti alla fabbrica del 24 luglio; e nella mobilitazione indetta nella sera dell'11 agosto, giorno della "liberazione" del capoluogo toscano dal fascismo.
Per la difesa della nostra vita, non del posto di lavoro né, tantomeno, del tessuto industriale
"Così i sindacati hanno piegato Confindustria", titolava il manifesto del 30 giugno 2021 sfidando il senso del ridicolo. I risultati di questa grande vittoria, ottenuta con nientepopodimeno che tre comizi di Cgil-Cisl-Uil a Torino, Firenze e Bari, non hanno tardato a farsi sentire con una serie di licenziamenti di massa alla Gianetti Ruote di Ceriano Laghetto in Brianza, e alla Gkn di Campi Bisenzio a Firenze. Le chiusure di questi stabilimenti si sommano a quelle già in essere, come nel caso della Whirlpool a Napoli, di ex-Embraco a Riva di Chieri (To), e di altre che non fanno notizia sui giornali.
Perché sia possibile una reale convergenza delle lotte è necessario il loro coordinamento dal basso.
Dopo lo sciopero del 22 marzo scorso nei magazzini di Amazon Italia, il 26 è stato il turno dei rider, con manifestazioni, presidi e flash-mob in una trentina di città italiane, tra cui Milano, Carpi, Torino, Bologna, Roma, Napoli, Trieste, Treviglio, Pavia, Genova, Modena, Palermo, Messina, Brindisi, Rieti, Pescara, Bolzano. Si è trattato di iniziative autonome o appoggiate dai sindacati. Gli obiettivi ufficiali della mobilitazione, culminata nello sciopero, sono il superamento del contratto capestro firmato dall'associazione padronale Assodelivery e dal sindacato Ugl (e contro quello pilota introdotto da JustEat a Monza), e l'ottenimento di maggiori garanzie in termini di salario, sicurezza e contratti.
Sembra sia riuscito lo sciopero di oggi ad Amazon Italia. I sindacati confederali hanno puntato molto su questa protesta, lanciando nei giorni scorsi una campagna coordinata sui social network e nei luoghi di lavoro, con assemblee e volantinaggi, che ha ottenuto ampio spazio su giornali e televisioni.
A fine giornata il segretario generale della Filt Cgil, Stefano Malorgio, ha dichiarato un'adesione media nazionale del 75%, rimarcando "che la risposta dei lavoratori è stata importante con picchi fino all'adesione totale". Lo sciopero è stato esteso a tutto il personale dipendente di Amazon Logistica Italia (a cui è applicato il CCNL Logistica, Trasporto Merci e Spedizione), di Amazon Transport Italia e di tutte le società di fornitura di servizi di logistica.
La Cgil ha proclamato il primo sciopero nei magazzini Amazon di Vigonza (Padova), il mega hub delle consegne del Nordest. Il blocco è partito oggi dalle 6.30 del mattino e riguarderà l'intero turno degli addetti alla distribuzione, ovvero 400 lavoratori in appalto che lavorano per il magazzino padovano.
I sindacati denunciano ritmi di lavoro insostenibili, stipendi ridotti all'osso, scarse condizioni di sicurezza sul fronte Covid. Amazon, denunciano i sindacati, aveva prima dato avvio e poi repentinamente bloccato il tavolo della trattativa. "I motivi sono diversi ma sono tutti riconducibili alle insostenibili condizioni di lavoro in cui operano questi dipendenti che per miseri stipendi sono sottoposti a ritmi di lavoro intollerabili e sono costretti a rispettare tabelle di marcia che mettono costantemente a rischio la loro, e altrui, incolumità", spiegano in un comunicato Massimo Cognolatto e Romeo Barutta della Filt Cgil regionale e le Rsu.
Tra le novità apportate dal movimento Occupy Wall Street, nato a New York nel settembre del 2011, vi è quella rappresentata dal collettivo 99 Picket Line, un gruppo di lavoro interno a OWS che ha cercato di dare vita a un movimento operaio di massa autorganizzato. Nel loro sito dicevano di essere lavoratori, immigrati, disoccupati, studenti e pensionati: insomma il 99%, quello che tutto produce e che ha poco o niente in cambio.
Per rivitalizzare il picchetto, un mezzo di lotta che ha una lunga storia nel movimento operaio, il collettivo americano ha messo a disposizione degli scioperanti la sua struttura logistica agevolando l'organizzazione dei blocchi, diffusi sul territorio e coordinati attraverso la Rete.
Come Rider in lotta Milano abbiamo partecipato alle recenti mobilitazioni dei lavoratori del food-delivery. Scriviamo qui alcune considerazioni sui fatti, i motivi, la composizione sociale e le pratiche di questi giorni di proteste.
Il nuovo contratto nazionale siglato a settembre da Anar/Ugl e Assodelivery è entrato in vigore il 3 novembre, come "adeguamento" alla legge n°128 del 2 novembre 2019, che prevede la sottoscrizione di un contratto nazionale per il settore del food-delivery.
A Milano dall'altro ieri i/le riders hanno iniziato a scioperare contro il nuovo contratto firmato da Assodelivery e UGL, dando vita a cortei spontanei che hanno attraverso tutta la città.
Ieri, lo sciopero è iniziato all'ora di pranzo con il rifiuto di accettare gli ordini e si è poi trasformato in un corteo spontaneo che da Piazza XXIV maggio si è spostato per tutta la città. A questo primo corteo ne è seguito un altro, sempre spontaneo e autorganizzato, partito dalla Stazione Centrale. Abbiamo attraversato tutta la città, bloccando Mc Donald e altri ristoranti, andando fuori dal supermercato di Glovo e impedendo ai colleghi in turno di effettuare gli ordini.
In un contesto di crescente mobilitazione sociale, ieri in varie città d'Italia (Torino, Bologna, Milano, Roma, Napoli, ecc.) ci sono stati scioperi, iniziative e cortei dei rider contro l'accordo capestro firmato da Assodelivery (l'associazione datoriale delle piattaforme del cibo) e UGL.
Riportiamo di seguito il comunicato di "Deliverance Project", una delle esperienze più interessanti nel panorama italiano della gig-economy, sulla giornata di lotta del 30 ottobre a Torino e un video dello sciopero a Bologna.
Il primo accordo nazionale sul food delivery in Europa è stato firmato ieri dall'Associazione di categoria delle aziende (Assodelivery) e il sindacato UGL. In realtà non si tratta di un accordo ma dell'ennesima imposizione di condizioni di precarietà e ricatto, ed è addirittura peggiorativo della legge Catalfo - Di Maio dello scorso novembre.
UGL RIDER infatti oltre a non rappresentare i lavoratori e le lavoratrici del settore, nasce negli uffici di Glovo (e non si tratta di una metafora: https://www.facebook.com/DeliveranceProject/videos/637264683552497) come ANAR - Associazione Nazionale Autonoma Rider - e poi confluisce nel sindacato di destra.