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Rivolta di Rosarno, CalabriaLotte in corso. ITALIA

Lo sciopero dei lavoratori del Trasporto Pubblico Locale di Roma continua ad oltranza. Il presidio che sta bloccando i cancelli della rimessa di Tor Cervara era anche oggi gremito di lavoratori e lavoratrici in sciopero già dalle prime ore del mattino. Le condizioni lavorative in cui si trovano i lavoratori sono abbastanza gravi e queste sono la diretta conseguenza della fermezza con cui si sta affrontando, almeno per il momento, la protesta.

La Tpl è un'azienda che ha vinto l'appalto delle linee periferiche del comune di Roma durante il Giubileo del 2000 per potenziare, almeno così si giustificava allora, il trasporto pubblico della metropoli in vista del grande evento. Quindici anni dopo si è arrivati al capolinea, dopo anni di proteste da parte dei circa duemila lavoratori impiegati dalla ditta, oggi l'azienda è arrivata a non pagare gli stipendi. Da circa due mesi, i lavoratori in sciopero non percepiscono lo stipendio e in busta paga sono scomparse le indennità, di cui hanno diritto, gravando sulle retribuzioni con una perdita economica di oltre 500 euro mensili.

Gli attacchi al contratto nazionale si moltiplicano, e ai lavoratori non resta che l'arma dello sciopero, per contrastare una deriva che si accompagna al consueto tentativo padronale di ridurre diritti e stipendi. Oggi tocca agli addetti della grande distribuzione, sia privata che cooperativa, e a quelli del commercio minuto legato a Confesercenti. Solo loro, perché il rinnovo del contratto nazionale con Confcommercio è già cosa fatta: "Ed è quasi paradossale che le aziende del piccolo commercio abbiano rinnovato il contratto e riconosciuto l'aumento salariale — osservano sul punto i sindacati di categoria Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs — mentre le grandi aziende, private e multinazionali, e le grandi cooperative non lo vogliano fare".

Difendere il contratto, conquistare diritti e salario
Metalmeccanici, chimici, Distribuzione Cooperativa: contratti diversi ma un unico disegno.

Sono i punti-guida dettati da Squinzi (Presidente di Confindustria) sui rinnovi contrattuali: rinnovi salariali inesistenti, attacco al diritto di riposo e alla malattia, potenziamento dei contratti aziendali per scardinare il contratto nazionale, welfare aziendale e in particolare sanità integrativa privata per finire di demolire ciò che resta dello stato sociale. Se il sindacato non dovesse accettare tali condizioni, Confindustria chiede al Governo Renzi di procedere a demolire il contratto nazionale per legge introducendo il salario minimo.

Nella notte di giovedì 29 ottobre è iniziato lo sciopero nazionale della logistica, conclusosi nella giornata di venerdì 30. I lavoratori hanno incrociato le braccia per 24 ore bloccando interporti e hub logistici in tutta Italia per chiedere migliori salari e dignitose condizioni di lavoro. "Più salario, meno orario! Basta sfruttamento!" lo slogan scandito a Brescia dai facchini della Gls.

Lo sciopero è stato indetto dai sindacati Si Cobas e ADL per il rinnovo del CCNL trasporti merci e logistica: "Il 31 Dicembre scade il CCNL trasporti, merci e logistica, come s.i. cobas e Adl Cobas abbiamo presentato al governo e alle organizzazioni padronali la nostra piattaforma rivendicativa […] Se non si aprirà un tavolo di trattativa nazionale si andrà allo sciopero nazionale dell'intero settore."

Sciopero nazionale di 24 ore: oggi e domani Sicobas e Adl mobilitano di nuovo "facchini", soci lavoratori delle coop e migranti delle piattaforme logistiche. In gioco il diritto alla rappresentanza sindacale, soprattutto per avere davvero voce in capitolo nel rinnovo del contratto nazionale.

Sarà una giornata difficile nei poli della logistica italiana: Torino, hinterland milanese, Verona, Vicenza, Padova, Bologna, Piacenza, Parma, Modena, Ancona, Roma e Napoli. Alcuni magazzini, di fatto, si fermeranno nella notte. Altri saranno presidiati ai cancelli. In tutti i delegati Cobas riapriranno le vertenze con i consorzi di appaltatori delle principali aziende della logistica, ma anche con gli enti più o meno pubblici che gestiscono alcune piattaforme strategiche.

COMUNICATO SULLA VERTENZA ELIA.

Al di là dei toni trionfalistici della stampa locale, l'epilogo (forse temporaneo) della vertenza Elia merita sicuramente una riflessione da parte di tutti i lavoratori Livornesi. Prima di tutto vorremmo comunque rendere merito agli operai Elia per aver sostenuto, di questi tempi, 8 giorni di sciopero consecutivi. Un record per la nostra città.

A nostro avviso il vero dato da considerare, però, è il seguente: i lavoratori scesero in sciopero per contrastare la richiesta della nuova ditta Bertani, di esternalizzare le lavorazioni utilizzando delle cooperative. Alla fine della vertenza lo stesso Bertani ottiene proprio questo risultato. Al di là di qualsiasi interpretazione.

Alcune osservazioni sulle assemblee svoltesi nelle due sedi della Continental con ordine del giorno "Aggiornamenti sulla situazione occupazionale (CIGO)":

1) Degna di nota è la partecipazione a tutte le assemblee, anche a quelle dei turni notturni, dell'ex coordinatore RSU e futuro Segretario provinciale, attualmente in aspettativa sindacale. La sua costante presenza denota senza ombra di dubbio una grossa difficoltà ad abbandonare il ruolo avuto finora e rende evidente la sua scarsa fiducia sulle "capacità gestionali" della squadra di delegati lasciati in azienda.

Stamattina (martedì ndr), come Coordinamento, siamo stati a sostenere la vertenza dei lavoratori della ex Elia, una ditta di movimentazione e stoccaggio automobili presente a Livorno da molti anni. Dopo alcuni passaggi di proprietà, giudicati al limite della legalità, l'azienda è stata acquistata recentemente dalla Bertani, altro operatore del settore. Il suddetto ha presentato il suo nuovo piano industriale che prevede l'esternalizzazione della maggior parte delle lavorazioni. Una ristrutturazione che non trova giustificazione in un calo di lavoro (visto che giornalmente oltre ai dipendenti vengono chiamati a lavoro anche circa 20 esterni di una cooperativa) ma è un'azione puramente economica, nel tentativo di togliersi il costo fisso di un cospicuo numero di dipendenti.

Presidio di solidarietà con i lavoratori della fabbrica Sole spa di Pontedera che da tempo si vedono negato il diritto di eleggere la propria RSU.

Avere dei rappresentanti dei lavoratori è il primo passo per intraprendere una strada di rivendicazioni che possano migliorare le condizioni sui posti di lavoro, purtroppo sempre più improntate all'aumento dei ritmi e allo sfruttamento della forza lavoro.

Settimo giorno di lotta all'interporto di Bologna, uno dei più importanti hub della logistica d'Italia, dove i facchini della Mr. Job, cooperativa della logistica che offre le braccia dei suoi lavoratori (in gran parte donne) al gigante della distribuzione on-line Yoox, hanno bloccato l'ingresso dello stabilimento e dell'intero complesso per diverse ore. Alla loro lotta si sono uniti anche i lavoratori della Geodis, altra cooperativa appaltatrice della Yoox.

È questa solo una ulteriore tappa della lotta portata avanti alla Mr. Job dai lavoratori iscritti al S.I. Cobas insieme alle realtà cittadine di Bologna che in maniera generosa stanno sostenendo questa battaglia. Difficile per i lavoratori non reagire, così come per le tante persone solidali che stanno partecipando ai blocchi restare indifferenti, a fronte dell'ennesima azienda della logistica pronta ad usare qualsiasi metodo pur di ingigantire i loro profitti e impedire alle lavoratrici di ottenere i loro diritti.