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Rivolta di Rosarno, CalabriaLotte in corso. ITALIA

Siamo i 1666 licenziati di Almaviva Contact di Roma.

Secondo il Governo e la stampa dei suoi amici padroni, saremmo noi i colpevoli del nostro stesso licenziamento e non un'azienda che l'ha sempre voluto, che da anni usa questa minaccia per intascare soldi e commesse pubbliche, che da anni vessa i propri dipendenti e li mette gli uni contro gli altri. Un'azienda che mentre chiude le sedi di Roma e Napoli dove i lavoratori sono più anziani e le costano di più perché hanno ancora dei diritti, non si fa scrupolo di delocalizzare in Romania e chiedere ore di straordinario nelle sedi di Milano e Rende.

Ieri sera, in una piazza Navona gelida, si è svolta un'iniziativa di lotta dei neo-licenziati di Almaviva a cui hanno partecipato anche alcuni solidali.

Circa 80 lavoratrici e lavoratori hanno intonato slogan come "La gente come noi non molla mai!" e innalzato cartelli con scritto "1666 famiglie in mezzo alla strada." Da quel che sembra – parlando con alcuni di loro – la ristrutturazione aziendale non è dovuta ad un problema di commesse in quanto uno dei primi committenti è lo stato (ad esempio l'Inps). L'obiettivo è - e questo lo hanno capito bene gli ex dipendenti - abbassare il costo del lavoro; guarda caso, Almaviva ha aperto una nuova sede in Romania dove i salari sono più bassi.

Si è tenuta a Firenze il 6 dicembre scorso l'assemblea nazionale dei delegati FIOM promotori dell'appello per il NO all'ipotesi di accordo per il rinnovo del CCNL dei metalmeccanici sottoscritto il 26.11.16 da FIOM, FIM e UILM con Federmeccanica. E' stata un'assemblea caratterizzata dalla volontà delle decine di operai presenti di costruire una rete di comitati del NO nelle fabbriche e, per quanto riguarda i delegati FIOM, di non sottostare al divieto della direzione della FIOM di schierarsi per il NO; vari interventi, inoltre, hanno messo in luce la continuità tra questa battaglia e quella vittoriosa contro la riforma costituzionale del governo Renzi e dei suoi mandanti.

Ieri una grande giornata di lotta quella dei dipendenti TIM di tutta Italia. Migliaia e migliaia di lavoratori in tantissime città: Roma, Napoli, Genova, Milano, Cagliari, Palermo, Ancona e tante altre. Uno sciopero riuscitissimo, con un'adesione stimata per il 70% dei dipendenti.

Perché la rabbia è tanta dopo che l'azienda, due mesi fa, ha disdetto unilateralmente il contratto integrativo per scriverne uno nuovo, portando a: demansionamento fino a 2 livelli contrattuali con relativa riduzione economica; blocco scatti di anzianità; aumento della quota salariale legato alla produttività; controllo a distanza sia sui sistemi di produzione aziendale sia su sistemi informatici con utilizzo promiscuo (Pc, Web, Mail, Sistemi operativi, ecc); aumento effettivo dell'orario di lavoro; erosione in vari punti del salario accessorio; corresponsione di premi salariali legati alla produttività individuale (un cottimo di fatto).

Foodora punta a Roma e Firenze. E' facile crescere quando sono i lavoratori a sopportare tutti i rischi di fare impresa. Come è altrettanto facile isolare ed impedire di lavorare a chi tenta di alzare la testa.

Vogliamo veramente accettare tutto questo?

Uno storico sulla vicenda dei lavoratori torinesi di foodora forse può aiutare a capire meglio con chi abbiamo a che fare.

E' ora di cambiare musica!

Comunicato stampa:

precisazioni sulla convocazione da parte di foodora di alcuni dei suoi lavoratori il 2 Novembre '16

Avevamo accolto con spirito costruttivo quella che ingenuamente avevamo considerato un'apertura dell'azienda nei confronti dei suoi lavoratori. Pensavamo potesse essere una buona occasione per confrontarsi e discutere delle esigenze e delle difficoltà con cui ogni rider si confronta giornalmente.

Invece quello a cui abbiamo partecipato ieri – mercoledì 2 Novembre – è stato un incontro in cui i vertici di foodora hanno dimostrato per l'ennesima volta la loro indifferenza rispetto alle istanze portate avanti dai suoi lavoratori ormai da quasi un mese.

Ieri pomeriggio, incuriositi dall'appello rivolto a "tutti i lavoratori che pagano il prezzo della precarietà sulla loro pelle, nelle proprie vite", siamo andati al presidio dei rider di Foodora nel centro di Torino, in Piazza Castello. Siamo arrivati verso le 16.00 e pian piano abbiamo visto crescere il sit-in: i ragazzi in bicicletta con le magliette rosa e le bandiere "Foodora Et labora" si son fatti sempre più numerosi ed è spuntata la telecamera del Tg3. Nel frattempo abbiamo avuto modo di parlare con qualche lavoratore e di farci raccontare com'è iniziata la vertenza e quali sono gli obiettivi della lotta.

Prosegue la lotta dei riders di Foodora, i fattorini pagati a cottimo con contratti illegittimi per consegnare cibi a domicilio dei ristoranti di Torino e non solo.

Giovedì 13 ottobre era il termine fissato per ottenere una risposta da parte dell'azienda tedesca. Tra le richieste avanzate dai lavoratori vi erano l'abolizione del lavoro a cottimo, l'introduzione di una paga oraria fissa; una partecipazione da parte dell'azienda alle spese di manutenzione delle bici e ai costi telefonici fino ad ora completamente a carico dei rider.

Tra le richieste avanzate anche la fine dei provvedimenti disciplinari: a due promoter è impedito di fatto di lavorare da venerdì scorso. La loro colpa? Aver partecipato a due incontri con i colleghi, con i rider nel corso dei quali si è discusso anche delle condizioni di lavoro.

Stamani siamo stati all'assemblea chiamata dai lavoratori Iscot e dalle varie realtà dell'indotto Piaggio a Pontedera. Sulla vicenda dei lavoratori Iscot avevamo già scritto, ma in questi giorni ci sono stati dei gravi sviluppi che hanno trovato la ferma opposizione dei lavoratori di varie fabbriche.

I lavoratori interinali Iscot avevano ottenuto, dopo oltre dieci giorni di sciopero e presidio con tende fuori dallo stabilimento, un contratto a tempo indeterminato e la clausola di salvaguardia che li avrebbe protetti da eventuali cambi d'appalto tra Sole e Iscot, tenendoli legati al posto di lavoro.

Volantino sciopero Foodora TorinoIeri a Torino i driver di Foodora, una piattaforma web per la distribuzione di cibo a domicilio, hanno incrociato le braccia dandosi appuntamento in Piazza Vittorio Veneto.

I lavoratori dicono di non essere coperti da ferie, tredicesima, contributi, mutua, e denunciano bassi salari e pessime condizioni di lavoro. Da mesi cercano di parlare con i responsabili di Foodora Italia, ottenendo in cambio solo grandi prese in giro; dopo la protesta di Torino la direzione ha dichiarato ai giornali che gli scioperanti "devono capire che è un lavoro da tempo libero" e quindi non possono pretendere migliori condizioni e salari più alti. I driver non si sono scoraggiati e ieri sera hanno girato in bici per il centro della città spiegando le loro ragioni.