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In molti strillano al "più grave attacco ai diritti fondamentali dei lavoratori" e invocano un fronte unico di lotta. Il padronato è sempre all'offensiva e piagnucolare sui diritti calpestati non fa che peggiorare la situazione. Accettiamo comunque la sfida e pubblichiamo un vecchio articolo del 1921 indirizzato ai lavoratori organizzati nei sindacati: "Noi confidiamo che la nostra parola non cadrà nel vuoto, che della questione come noi la tratteggiamo si occuperanno le assemblee proletarie, tutti gli organismi che raggruppano i lavoratori d'ogni categoria, che ognuno porterà il suo contributo perché i punti più difficili del lavoro da compiere siano felicemente superati."

Chicago86, 23 settembre 2010

Tessera PCdI 1921

Compagni!

Per il Partito comunista uno dei problemi che si pongono in primissima linea tra quelli della preparazione rivoluzionaria è il problema sindacale.

In tutti i paesi del mondo la questione è all'ordine del giorno. Il grado di coscienza e di forza rivoluzionaria della classe lavoratrice è collegato strettamente alla situazione delle organizzazioni economiche, nelle cui file si raggruppano i lavoratori di tutte le categorie, di tutte le professioni.

Questo saggio ha preso forma agli inizi degli anni 80'. Una versione riveduta e ampliata è stata pubblicata in opuscolo nel 1985 e la prima edizione è stata pubblicata nel 1986 (Loompanics Unlimited). Il testo è apparso in numerose riviste e antologie e tradotto in varie lingue. In "L'Abolizione del lavoro" sono evidenti i riferimenti ad altri pensatori come Charles Fourier, William Morris, Paul Goodman, Marshall Sahlins e Paul Lafargue. Black attribuisce al lavoro la principale responsabilità dello sfruttamento dell'uomo sull'uomo, poiché impedisce la reale libertà delle persone, svolgendo una funzione di controllo sociale e costringendo le stesse a vivere per il lavoro, la produzione e il consumo. Come alternativa all'alienazione del lavoro moderno propone una rivoluzione ludica, cioè l'uso del gioco come mezzo per scardinare la ripetitività del lavoro e i suoi eccessi, che impediscono il reale controllo della vita.

Scritta murale: lavoro di merda1. IL DOMINIO DEL LAVORO MORTO

Un cadavere domina la società: il cadavere del lavoro. Tutte le potenze del pianeta si sono alleate per difendere questo dominio: il Papa e la Banca mondiale, Tony Blair e Joerg Haider, D'Alema e Berlusconi, sindacati e imprenditori, ecologisti tedeschi e socialisti francesi. Tutti costoro conoscono soltanto una parola d'ordine: lavoro, lavoro, lavoro!

"Ognuno deve poter vivere del proprio lavoro: questo è il principio enunciato. Da questo discende che la condizione per poter vivere è il lavoro, e che non esiste il diritto di vivere se non si adempie a tale condizione".

Johann Gottlieb Fichte, Fondamenti del diritto naturale secondo i principi della dottrina della scienza, 1797

Da "Volna, area comunista internazionalista"

rivoluzioneL'articolo "Sugli scioperi", pubblicato per la prima volta nel 1924, era stato scritto da Lenin alla fine del 1899, durante la deportazione in Siberia, per la Rabociaia Gazieta [Gazzetta operaia], dichiarata organo ufficiale del partito al primo congresso del POSDR (Partito Operaio Socialdemocratico Russo) nel marzo 1898. Riproponiamo questo scritto, pur così distante nel tempo, perché crediamo che non ci sia nulla che si costruisce ex-novo: molto dipende, infatti, dalla capacità di rintracciare nella memoria del partito storico quegli strumenti utili a dar vita ad una rete di solidarietà e di lotte che sappia nuovamente incidere sulla condizione del lavoro. Lenin, in quei tempi così fulgidi per il proletariato rivoluzionario, si proponeva con questo articolo di dare significato e sistemazione all'azione economica che andava sviluppandosi nella Russia zarista, da parte di una classe operaia unificata dallo sfruttamento, ma divisa organizzativamente e debole politicamente.

primo_maggio1 Maggio 1972

All'inizio del secolo la brutalità del lavoro salariato e la logica spietata delle merci diede il via ad appassionanti ammutinamenti anticapitalisti. Il proletariato individuando il lavoro come fonte di tutte le sue miserie poneva in pratica la sua distruzione. Oggi gli eredi degli artefici dell'annientamento proletario nel periodo fra le due guerre (p.c.i., sindacati, etc.) spacciano il lavoro come ultimo ritrovato ai mali del proletariato.

1 maggio chicago 1886Pochi ricordano ormai lo sciopero di Chicago del 1886 per la giornata lavorativa di otto ore e la decisione di ricordare da allora quel momento di lotta e i caduti che provocò tra il proletariato l'aver alzato la testa e non più subito passivamente; da allora il primo maggio fu il simbolo della lotta contro la borghesia, il suo stato e la società basata sul lavoro salariato. Oggi che la borghesia stessa ne ha fatto una pagliaccesca parodia di armonia, pace e fraternità, esso rimane per ogni comunista un simbolo della lotta rivoluzionaria del proletariato.

Riproponendo questi due  vecchi articoli sul Primo Maggio, uno del 1950 e l'altro del 1954, vogliamo solo ribadire cosa rappresenta questo giorno di lotta, cosa ne è stato fatto e cosa dovrà ritornare ad essere.

Da "Diavolo in corpo - Rivista di critica sociale", n. 1 - dicembre 1999

LudditesIl codice insanguinato

Fin dai tempi antichi la forca è stata considerata una pena ignominiosa. Se si medita sulla sua familiarità strutturale con la gogna si comprende perché sia ubicata sullo scalino più alto riservato alla denigrazione di una persona. Ad essa accedevano i bassi strati sociali delinquenziali o refrattari: a chi non piegava le ginocchia gli si piegava la testa con la forza.

Proprio mentre imperversa un conflitto a bassa intensità tra smantellatori e difensori del CCNL, pubblichiamo un articolo del 1970 che ha il pregio di affrontare da un punto di vista di classe l'approvazione dello Statuto dei Lavoratori: "quella legge che i socialisti vantano come la misura più avanzata che un governo abbia mai preso in Italia nell'interesse dei lavoratori." Per quanto ci riguarda, oggi come allora, possono andare a quel paese tutti i contratti, gli statuti e le leggi in difesa della schiavitù salariale. La migliore difesa resta sempre l'attacco!

lotte_anni_70Da "Lotte Operaie" n. 26, giugno 1970

Il 14 maggio [1970] la Camera ha approvato definitivamente lo "Statuto dei diritti dei lavoratori". Ha preso così vita quella legge che i socialisti vantano come la misura più avanzata che un governo abbia mai preso in Italia nell'interesse dei lavoratori. (1)

Che cos'è questa legge per le masse lavoratrici? Le confederazioni sindacali affermano che lo "statuto" accresce il potere dei lavoratori nella fabbrica ed inizia una fase nuova di relazioni industriali. Per noi internazionalisti non è così. Per noi lo "statuto" è un capolavoro di ipocrisia parlamentare (2), uno strumento di controllo sindacale dell'iniziativa operaia.

K. Marx, Glosse marginali di critica all'articolo
"Il re di Prussia e la riforma sociale, firmato: un Prussiano"
(K. Marx, La questione ebraica, Ed. Riuniti, Roma 1974)

 

All'origine della rivolta vi fu una canzone, creata dai tessitori del villaggio slesiano di Peterswalden. Il 4 giugno 1844 la polizia arresta un tessitore che cantava quest'inno sotto le finestre del costruttore Zwanziger, che pagava miseri salari e che nella regione era il simbolo dello sfruttamento dei padroni.

Nel pomeriggio i tessitori reagiscono all'arresto e saccheggiano gli uffici degli industriali e distruggono i libri dei debiti e le lettere di credito, senza commettere alcun furto. Il 5 giugno una folla di 3.000 tessitori marcia verso un villaggio vicino (Langebielau) dove si svolgono scene analoghe. Ma l'esercito interviene e spara sulla folla disarmata, uccidendo 11 operai e ferendone 24; la massa reagisce e a colpi di pietre e bastoni caccia i soldati dal villaggio.

Torino: il 7 luglio 1962, la Fiom e la Fim cittadine proclamano uno sciopero di tutti i metalmeccanici torinesi, a sostegno della lotta alla Fiat, iniziata a giugno.

Lo sciopero riesce in pieno. "All'esterno di Mirafiori e di altre fabbriche vi furono violenti scontri dopo che i picchetti, bloccate le entrate, rovesciarono delle macchine e picchiarono alcuni dirigenti senza che la polizia riuscisse a controllare la situazione. Nel corso della mattinata si sparse la voce che la Uil e la Sida, il sindacato "giallo" padronale, avevano raggiunto un accordo separato con la direzione Fiat: in seguito a ciò 6-7.000 operai, esasperati da questa notizia, si riunirono nel pomeriggio in piazza Statuto di fronte alla sede della Uil. Per due giorni la piazza fu teatro di una straordinaria serie di scontri tra dimostranti e polizia: i primi, armati di fionde,  bastoni, e catene, ruppero vetrine e finestre, eressero rudimentali barricate, caricarono più volte i cordoni della polizia; la seconda rispose caricando le folle con le jeep, soffocando la piazza con i gas lacrimogeni, e picchiando i dimostranti con i calci dei fucili. Gli scontri si protrassero fino a tarda sera, sia sabato 7 che lunedì 9 luglio 1962. Dirigenti del Pci e della Cgil, tra i quali Pajetta e Garavini, cercarono di convincere i manifestanti a disperdersi, ma senza successo. Mille dimostranti furono arrestati e parecchi denunciati. La maggior parte erano giovani operai, per lo più meridionali.