La lotta per la riduzione della giornata lavorativa non in una singola azienda, dove questa riduzione non è in genere mai frutto di una lotta ma di una concessione per motivi che saranno chiariti più oltre, bensì alla scala nazionale, e se possibile, internazionale, la lotta quindi per la riduzione generale della giornata lavorativa rappresenta nelle mani della classe operaia l'unica arma con cui combattere, entro il quadro del regime capitalista, la oppressione crescente generata dall'aumento della produttività e dell'intensità del lavoro. D'altra parte ciò non significa che le lotte operaie per obiettivi più limitati non rappresentino anch'esse una forma dì lotta operaia contro il capitale, e che i comunisti debbano disinteressarsene. I comunisti al contrario devono partecipare attivamente a queste lotte particolari per elevarle e unificarle sulla piattaforma della riduzione della giornata di lavoro, l'unica via attraverso la quale i comunisti riusciranno a propagandare, impostare, e dirigere nel futuro la lotta nazionale e internazionale per la riduzione generale della giornata lavorativa.
Non è facile riordinare un poco le nozioni e le posizioni sui rapporti dei partiti e tendenze politiche col movimento operaio economico in Italia, e i loro riflessi sull'aggrupparsi e lo sciogliersi delle confederazioni sindacali su base nazionale.
Nelle lotte del risorgimento borghese nazionale i gruppi di lavoratori ove esistono embrionalmente sono alleati coi patrioti e tendono verso le posizioni più decise: garibaldine, mazziniane, anticlericali. Raggiunta l'unità borghese liberale si formano a seconda dello sviluppo sociale nelle varie regioni associazioni e società operaie in cui da un lato si confondono coi proletari gli artigiani, e dall'altro prevale il paternalismo dei capi politici del nuovo regime parlamentare.
da Collegamenti per l'organizzazione diretta di classe, Quaderno 2, Roma 1980
Premessa
Questo intervento è stato svolto per un convegno tenutosi a Milano l'8/9 novembre dell'area di "Collegamenti - per l'organizzazione diretta di classe". Scritto a caldo immediatamente dopo la chiusura della vertenza FIAT, è un tentativo di fornire alcune ipotesi interpretative, sia sul ruolo svolto dal PCI nella lotta, sia sul "soggetto" e sulle forme di soggettività emerse nel corso della vertenza. E' un testo "politico", forse troppo, ma ciò che ci interessava cogliere e comunicare immediatamente, è la sostanza politica dello scontro. Alcune delle ipotesi qui esposte hanno trovato conferma immediata nelle settimane seguenti: il "problema dei '40.000' è divenuto infatti l'asse di una ulteriore riorganizzazione del sindacato che dopo aver sottovalutato e nascosto in maniera criminale la portata di questa "nuova ventata di integrazione sociale", oggi la rincorre, ponendola al centro di una ennesima politica "anti-operaia".
da Linea di condotta, luglio-ottobre 1975
La cassa integrazione alla Fiat, più che l'avvio della ristrutturazione, segna il punto di svolta da una fase di sovvertimento delle mappe dei reparti, dell'organiz-zazione interna aziendale — alla riconversione vera e propria. Con la crisi del set-tore dell'auto, si vuole indurre la crisi della struttura politica di classe più forte: l'operaio massa, l'operaio Fiat. L'inoltrarsi della crisi del settore, come forza disgregatrice della rigidità del mercato del lavoro, attacca le strutture di massa, storiche, dell'organizzazione operaia: i Consigli. Ne colpisce l'aspetto strutturale, di espressione dell'organizzazione del lavoro di fabbrica e ne spunta, nella distribuzione del processo produttivo, le forme tradizionali di lotta. Si ha così una soluzione di continuità della mediazione contrattuale tra operai e capitale aprendo una nuova dimensione di lotta politica che solo l'illegalità di massa, come imposizione operaia del proprio diritto al potere, rende realizzabile. Lo sviluppo dell'autoriduzione, dell'appropriazione, l'imposizione diretta dei prezzi politici, sono il terreno su cui si creano forme di potere operaio e proletario.

Come la crisi economica ha determinato un aumento del carico di lavoro domestico per le donne
La prima grossa divisione all'interno del mondo del lavoro è quella tra lavoro salariato e lavoro non salariato.
Nelle statistiche e nelle indagini che riguardano il mercato del lavoro è presente una grossa mistificazione: cioè che sono "lavoratori" solo coloro che percepiscono un salario. Invece tutti quegli strati di popolazione che non rientrano nella categoria dei salariati, giovani, anziani, ma soprattutto, nella stragrande maggioranza, donne costituiscono la popolazione "non attiva", "a carico".
Comitato Operaio di Porto Marghera - Volantino 7/7/69
Sono ormai mesi che in tutta una serie di reparti (elencarli tutti sarebbe lungo) sono stati posti sul tappeto vari problemi urgenti. Quali sono questi problemi? In generale si tratta di:
Su questi punti alcuni reparti sono scesi in lotta, ottenendo dei risultati; in altri ci si organizza per la lotta; in tutti c'è un forte movimento e la volontà di arrivare ad uno scontro con il padrone.
Comitato di lotta della Lancia di Torino 5-11-68
Operai, compagni,
lo sciopero della Lancia, durato più di tre settimane, è finito con un compromesso che ha lasciato tutti con la bocca amara. Ci vorrà un anno e mezzo soltanto per rifarci della perdita di salario che abbiamo subito nel mese di ottobre. Abbiamo ottenuto 15 lire invece delle 40-50 che chiedevamo. Nulla sulle qualifiche. Nulla sulle altre questioni per cui ci eravamo mossi ai primi di ottobre. Anche per quel poco che abbiamo ottenuto, non abbiamo nessuna garanzia all'infuori delle parole del Prefetto.
La responsabilità politiche delle organizzazioni sindacali
Tutti quanti sappiamo che la responsabilità principale di questa conclusione dello sciopero va cercata in primo luogo nel comportamento delle organizzazioni sindacali durante tutta la vertenza. I quattro sindacati hanno voluto chiudere frettolosamente lo sciopero a qualsiasi costo, prima dell'apertura dei Salone dell'Auto; e ne hanno imposto la fine con metodi burocratici, senza neppure convocare un'assemblea operaia in cui tutti potessero esprimere il proprio giudizio sui termini dell'accordo.
E' già da qualche mese che gli operai della Michelin vedono dei loro compagni di lavoro insieme con un gruppo di studenti, che distribuiscono volantini, che discutono davanti ai cancelli, che attaccano scartabelli, che fanno riunioni nei bar, ecc. ecc. Questo accade quasi ogni giorno che piova o che ci sia il sole, alle 6 di mattina come alle 10 di sera. Queste cose non succedono solo alla Michelin, ma in molte altre fabbriche di Trento, Rovereto, e provincia succedono alla FIAT di Torino, alla Pirelli di Milano, insomma in quasi tutta Italia. La cosa strana è che questi gruppi di studenti e operai non si presentano come un sindacato o un partito ma si presentano e si firmano "CUB" cioé "COMITATO UNITARIO DI BASE".
Volantino a commento degli scontri di Corso Traiano (To) del 3 luglio 69 scritto dall'Assemblea operai-studenti di Torino il 4 luglio
Era sciopero ieri a Torino. Uno sciopero simbolico nelle intenzioni dei sindacati: un comizio qua, una raccolta di firme là, e basta. Ma per gli operai era una giornata di lotta vera, un'occasione per portare la lotta anche fuori dalla fabbrica, per unire l'esperienza dei cinquanta giorni di lotta a Mirafiori a quella degli altri operai, della popolazione dei quartieri, degli studenti.
I Quaderni Rossi della Toscana 3-3-'66
I Sindacati di categoria CGIL, CISL, UIL, hanno sottoscritto un accordo con i padroni delle piccole e medie aziende CONFAPI, che comprende 150.000 lavoratori metalmeccanici. Questo è un fatto molto grave. Prima di tutto perchè esclude 150mila operai dalle lotte dei metalmeccanici, che avevano dimostrato di voler lottare tutti uniti e avevano dato negli scioperi una prova straordinaria della propria compattezza.