Potere operaio, ottobre 1970 - anno 2 - settimanale
La macchina del potere del padrone si è inceppata, il loro sviluppo, lo sviluppo del controllo sulla classe operaia, si è fermato. Non è stato un fatto improvviso: è stata una lunga marcia degli operai Italiani, Inglesi, Americani, Svedesi e di tutte le altre cittadelle del capitale moderno: una marcia che ha percorso gli anni 60 in un crescendo di lotte salariali con forme di insubordinazione sociale che hanno fatto saltare politiche dei redditi, governi socialdemocratici, hanno ridotto ad una crisi permanente l'economia, hanno trasformato il piano e la programmazione in un ferrovecchio, incapace ormai di usare la lotta operaia in funzione dello sviluppo.
La rivolta popolare del 1969 - tratto da Wiki:
Il 9 aprile del 1969 si ebbero gravi incidenti a Battipaglia, al diffondersi della notizia della decisione di chiudere due aziende storiche come la manifattura dei tabacchi e lo zuccherificio. Per la città è una tragedia, dal momento che metà della popolazione vive su queste due fabbriche, sulle coltivazioni e sull'indotto. La chiusura di queste aziende significherebbe quindi disoccupazione e miseria. Vengono indette manifestazioni di protesta e cortei, e lo scontro con le forze dell'ordine è drammatico. L'assedio dei dimostranti diventa un attacco, e la polizia perde la testa e spara sulla folla uccidendo due persone: Carmine Citro, operaio tipografo di 19 anni, e Teresa Ricciardi, insegnante in una scuola media di Eboli, che viene raggiunta al petto da una pallottola mentre è affacciata alla finestra di casa sua.
Introduzione. Alcune considerazioni sul documento delle assemblee autonome: "L’autonomia operaia e l’organizzazione" (1973)
Il documento che pubblichiamo, diffuso all'epoca in numerose copie, rappresentava un primo tentativo di indicazione programmatica per i compagni impegnati nel tentativo di dare all'autonomia operaia gli strumenti pratici e teorici per meglio esprimersi sfuggendo al controllo di gruppi e partiti politici. Il punto di riferimento principale nella costruzione di momenti di autorganizzazione, che all'epoca venivano, di norma, definiti "assemblee autonome", era che le modalità e gli obiettivi dell'intervento dovevano essere decisi all'interno delle situazioni stesse, da parte di coloro che erano i diretti interessati e protagonisti dello scontro di classe, coordinando le esperienze e le forze direttamente tra di loro per un programma più generale, senza alcuna subordinazione verso apparati o "intelligenze" esterne.
Inghilterra. Nuovo ciclo di lotte
Londra come New York come Milano: la manovra delle banche sulla spesa pubblica - dai ghetti alle fabbriche è in atto una ricomposizione politica di classe che esprime nuove capacità di lotta militante.
In febbraio 1976, quando il governo inglese pubblicò il programma di riduzione della spesa pubblica ("White Paper") da effettuare tra il 76-77 e tra il 77-78, la prima domanda che ci si pose era: "come?". Di fatto, è dall'inizio del 1960 che il governo si lamenta ogni anno sugli accessi del settore pubblico. E, sistematicamente, ogni anno successivo la spesa pubblica inglese è composta di molte "voci", le più importanti delle quali sono l'educazione pubblica, gli alloggi, le spese per "health and social services", le "local authorities", le imprese nazionalizzate (come la "British Leyland").
IL SENSO DI UNO SCIOPEROChe cosa succede in città? È semplice: alcuni lavoratori hanno deciso finalmente di reagire all'odioso sfruttamento a cui tutti i lavoratori vengono sottoposti quotidianamente.
A partire dallo sciopero selvaggio del 1° dicembre scorso, gli autoferrotranvieri si sono coraggiosamente ribellati contro l'arroganza dei padroni e contro una logica aziendale, privata e pubblica, il cui unico scopo è il profitto e che pretende oggi di assimilare a se stessa qualsivoglia attività umana.
Nell'autunno del 1904, sei lavoratori attivi nel movimento rivoluzionario tennero una riunione. Dopo di avere discusso e scambiato vedute sulle condizioni che allora confrontavano i lavoratori degli Stati Uniti, decisero di elargire un appello per una più grande radunata.
Questi sei lavoratori furono: Isaac Cowen, rappresentante in America dell'Amalgamated Society of Engineers d'Inghilterra; Clarence Smith, segretario tesoriere della American Labor Union; Thomas J. Hagerty, editore della Voice of Labor, organo ufficiale della A.L.U.; George Estes, presidente della United Brotherhood of Railway Employes ; W.L. Hall segretario-tesoriere della U.B.R.E., e William E. Trautman, editore del "Brauer Zeitung", l'organo ufficiale della United Brewery Workers of America.
L'odierna crisi dell'auto è il riflesso immediato del tipo di controllo che i prodotti d'auto hanno cercato di imporre alla propria forza lavoro negli ultimi dieci anni.
I fattori su cui si basava l'espansione internazionale dell'auto negli anni '60 non erano destinati a durare. Uno di tali fattori era la notevole capacità del capitale dell'auto di muoversi verso aree geografiche che garantissero non soltanto una manodopera nuova e a buon prezzo ma anche la stabilità del processo di accumulazione. Un altro elemento soprattutto nelle aree industrializzate, era ricorrere a riserve fresche di forza lavoro, disponibili per le loro caratteristiche ad alti livelli di sfruttamento, almeno nel breve periodo.
Testo pubblicato in un primo tempo su un giornaletto interno dei lavoratori dei trasporti di Roma.
Lavoratori dei trasporti solidali con quelli di Melfi
Noi siamo nei trasporti, loro sono metalmeccanici, ma la loro vittoria in così difficili condizioni, pur se parziale, è di tutti i lavoratori, occupati e disoccupati. Non si tratta di enfatizzare quanto è accaduto, ma di rilevare che quei lavoratori hanno fatto semplicemente ciò che si doveva fare. E oggi è già tanto, così come è tanto quel che abbiamo fatto come autoferrotranviari (soprattutto nelle regioni del Nord) dal 1 Dicembre 2003 al 30 Gennaio 2004 di fronte al “furto” sull'adeguamento salariale già stabilito nell'ultimo contratto rinnovato.
Oggi uno sciopero fatto come si deve sembra addirittura mitico, ma non è sempre stato così. Questo Primo Maggio ad esempio ricorda l’assassinio di lavoratori che avevano organizzato uno sciopero, in tempi ben lontani da questi, dove ormai la giornata mondiale di lotta è diventata occasione di concerti o di scampagnate a fave, pecorino e frascati. E la cosiddetta festa della donna, appena passata, che ricorda un eccidio in fabbrica fra le tessitrici.
Nell'autunno del 2001 dopo un'infame gara d'appalto "al ribasso", con ingenti tagli del personale imposti da Ferrovie dello Stato e Treni Italia, i lavoratori delle pulizie ferroviarie di tutto il paese iniziano una dura vertenza contro i licenziamenti. L'11 febbraio 2002, dopo più di una settimana di sciopero non dichiarato e infinite proroghe senza nessuna ipotesi di risoluzione della vertenza all'orizzonte, i lavoratori di Milano occupano i binari della Stazione Centrale, seguiti dai loro colleghi nelle medesime condizioni.
da Contrattazione - Rivista bimestrale della CISL, luglio-ottobre 1978, pp. 5-25
1 - Far leva anche sulla riduzione degli orari di lavoro, per affrontare il problema dell'occupazione, è questione centrale dell'attuale iniziativa rivendicativa del movimento sindacale.
È corretto rilevare che storicamente nelle rivendicazioni sull'orario di lavoro, pur essendo presenti ambedue le componenti di fondo del miglioramento delle condizioni di lavoro e dell'allargamento delle opportunità occupazionali è stata la prima quella prevalente.
Questa giusta osservazione non va, però, intesa nel senso che la tradizione rivendicativa delle organizzazioni sindacali non contenga consistenti e significative esperienze in cui sull'orario si è cercato di intervenire proprio avendo principalmente di mira i problemi occupazionali.