Lotte in corso. ITALIA
11 luglio. Il vertice europeo a Torino è stato annullato. Come spiegare che di una questione tanto "cruciale" e "urgente" se ne potrà parlare, con tutta calma, "forse" alla fine della celebrata presidenza italiana o addirittura oltre?
Evidentemente non è proprio considerata una notizia. Difficile trovarne qualche traccia fuori dalle pagine di questo giornale. Eppure la cancellazione del vertice dell'Unione europea sulla disoccupazione giovanile previsto per il prossimo 11 di luglio a Torino e il suo "probabile" rinvio a fine anno nella sede di Bruxelles, annunciato da Renzi al margine dell'incontro con Van Rompuy, non è proprio un'inezia.
A motivare il rinvio e lo spostamento del summit per conto del governo italiano ci ha pensato il ministro del lavoro Giuliano Poletti, evocando gravi rischi per l'ordine pubblico connessi con le mobilitazioni internazionali convocate a Torino per contestare il vertice.
Riceviamo e pubblichiamo:
Sciopero improvviso dalle 3.00 di questa mattina ai magazzini Bartolini di via Capranese, zona Roma est. In vista del cambio di appalto, i lavoratori impiegati nel magazzino sono stati licenziati con la vaga promessa di essere riassunti dalla cooperativa entrante. I facchini non ci stanno e chiedono la riassunzione di tutti gli operai e l'applicazione dell'attuale contratto di lavoro. La quasi totalità dei lavoratori ha incrociato le braccia e presidia i cancelli del magazzino. Fino a quando le richieste non saranno soddisfatte, lo sciopero proseguirà.
Dall'Ikea di Piacenza al consorzio agroalimentare di Torino (Caat), la lotta nel settore della logistica continua e si estende. Siti, blog e social network fanno da cassa di risonanza alle mobilitazioni e rappresentano la rete logistica della lotta.
La scorsa notte al Caat di Grugliasco la polizia ha caricato i manifestanti e lanciato diversi lacrimogeni. Gli scontri non hanno fatto desistere i lavoratori che hanno continuato a presidiare i cancelli dello stabilimento fino alla mattina. Attorno alle 9.00 un camion, tentando di forzare il blocco dei lavoratori, ha investito un gruppo di manifestanti.
Granarolo. Dai dipendenti comunali 300 euro in buoni pasto per sostenere la lotta dei lavoratori, i lavoratori dei nidi annunciano il boicottaggio dei prodotti dell'azienda, la solidarietà degli scrittori bolognesi.
Un corteo chiassoso e partecipato ha attraversato ieri Bologna dalla parte dei lavoratori della logistica in lotta per diritti e dignità contro Granarolo, Legacoop e i poteri costituiti di Bologna la "rossa". "È finito il tempo della paura, è finito il tempo dei ricatti" hanno scandito le 1.500 persone in corteo. "Se toccano uno, toccano tutti" recitava uno striscione calato dalle scalinate del giardino della Montagnola. Ad aprire la manifestazione un lenzuolo con una scritta in italiano e in arabo: "Per la dignità sciopero fino alla vittoria", firmato dal "Presidio permanente Granarolo".
La "vertenza Granarolo" in Emilia-Romagna ha assunto ormai una rilevanza che va al di là dei confini territoriali. Lo sanno bene i facchini che da 9 mesi non percepiscono il salario, il sindacato "Si Cobas" che li sostiene, i centri sociali e i collettivi universitari che sin dall’inizio hanno appoggiato la mobilitazione, i solidali che boicottano i prodotti Granarolo e Anonymous che ha "attaccato" il sito dell’impresa.
Assemblee, blocchi stradali e sciopero per tutta la giornata. E’ la risposta che questa mattina i lavoratori dei siti Electrolux hanno messo in atto per contrastare dal disastroso piano di ristrutturazione che mette in campo, oltre alla chiusura dello stabilimento di Porcia, un drastico taglio alle buste paga. Le tute blu, inoltre hanno votato un ordine del giorno che chiede al premier, Enrico Letta, di convocare un tavolo sulla vertenza.
Dopo gli scontri di giovedì 23 gennaio sono tornati a manifestare davanti ai cancelli della Centrale del Latte per chiedere il reintegro dei 51 lavoratori licenziati dalla Sgb, la cooperativa che gestisce i magazzini della Granarolo
Sono stati portati via di peso da polizia e carabinieri in tenuta antisommossa, uno ad uno, i facchini che dopo gli scontri di giovedì 23 gennaio sono tornati a manifestare davanti ai cancelli della Centrale del Latte per chiedere il reintegro dei 51 lavoratori licenziati dalla Sgb, la cooperativa che gestisce i magazzini della Granarolo. In una cinquantina tra facchini, attivisti del Laboratorio Crashe delegati del Si Cobas, alle 11.30, si sono dati appuntamento in via Cadriano per un nuovo picchetto, "andremo avanti a oltranza finché il prefetto – spiega Simone Carpegiani del Cobas – non deciderà di riaprire la trattativa per assumere, come promesso a luglio, i 42 lavoratori lasciati a casa da Sgb a ad oggi ancora disoccupati".
di Michele Sasso
Postini, facchini, addetti alle spedizioni: a Natale il lavoro in nero diventa ancora più cupo. E fra evasione fiscale, diritti negati e sfruttamento, tiene sotto scacco migliaia di impiegati per far arrivare in tempo i regali sotto l'albero. A consegnare buste per tre centesimi l'una e macinare chilometri tra gli scaffali di Amazon. Ecco le loro storie
Ogni giorno macinano centinaia di chilometri, spostano tonnellate di merci in partenza e in arrivo. Bancali, scatoloni e pacchi seguono il flusso del mercato: dal produttore al consumatore, per finire la corsa sotto gli alberi addobbati di migliaia di famiglie.
Vetrine abbassate, tram e bus bloccati, traffico in tilt, poca gente in strada, un silenzio assordante per buona parte della città, mentre nel centro di Torino scoppiava il caos. Il capoluogo piemontese ha raccolto il picco massimo delle tensioni nella giornata dello sciopero generale dei "forconi" (coordinamento 9 dicembre), il movimento nato in Sicilia due anni fa e, ora, risalito – in modo difficilmente etichettabile – lungo la penisola, fino al Nord più in crisi. È esploso all'alba di un gelido dicembre, agli angoli di quello che un tempo era il triangolo industriale d'Italia.
Scioperi selvaggi a Firenze e a Pisa. Lavoratori molto arrabbiati a Torino. Il settore dei trasporti torna a farsi sentire. Chi pensava che dopo la vicenda di Genova l'iniziativa dei lavoratori potesse essere archiviata sotto la voce "sfoghi natalizi" dovrà rifare i conti. La spinta contro le aziende che sfruttano e vessano i lavoratori è molto forte, così come quella contro la privatizzazione, che giustamente è vista come l'ultima mazzata alla condizione già precaria degli autilsti. Il 20 gennaio, intanto, gli autisti sembra che stiano preparando una grande assemblea nazionale.