Lotte in corso. ITALIA
La "vertenza Granarolo" in Emilia-Romagna ha assunto ormai una rilevanza che va al di là dei confini territoriali. Lo sanno bene i facchini che da 9 mesi non percepiscono il salario, il sindacato "Si Cobas" che li sostiene, i centri sociali e i collettivi universitari che sin dall’inizio hanno appoggiato la mobilitazione, i solidali che boicottano i prodotti Granarolo e Anonymous che ha "attaccato" il sito dell’impresa.
Assemblee, blocchi stradali e sciopero per tutta la giornata. E’ la risposta che questa mattina i lavoratori dei siti Electrolux hanno messo in atto per contrastare dal disastroso piano di ristrutturazione che mette in campo, oltre alla chiusura dello stabilimento di Porcia, un drastico taglio alle buste paga. Le tute blu, inoltre hanno votato un ordine del giorno che chiede al premier, Enrico Letta, di convocare un tavolo sulla vertenza.
Dopo gli scontri di giovedì 23 gennaio sono tornati a manifestare davanti ai cancelli della Centrale del Latte per chiedere il reintegro dei 51 lavoratori licenziati dalla Sgb, la cooperativa che gestisce i magazzini della Granarolo
Sono stati portati via di peso da polizia e carabinieri in tenuta antisommossa, uno ad uno, i facchini che dopo gli scontri di giovedì 23 gennaio sono tornati a manifestare davanti ai cancelli della Centrale del Latte per chiedere il reintegro dei 51 lavoratori licenziati dalla Sgb, la cooperativa che gestisce i magazzini della Granarolo. In una cinquantina tra facchini, attivisti del Laboratorio Crashe delegati del Si Cobas, alle 11.30, si sono dati appuntamento in via Cadriano per un nuovo picchetto, "andremo avanti a oltranza finché il prefetto – spiega Simone Carpegiani del Cobas – non deciderà di riaprire la trattativa per assumere, come promesso a luglio, i 42 lavoratori lasciati a casa da Sgb a ad oggi ancora disoccupati".
di Michele Sasso
Postini, facchini, addetti alle spedizioni: a Natale il lavoro in nero diventa ancora più cupo. E fra evasione fiscale, diritti negati e sfruttamento, tiene sotto scacco migliaia di impiegati per far arrivare in tempo i regali sotto l'albero. A consegnare buste per tre centesimi l'una e macinare chilometri tra gli scaffali di Amazon. Ecco le loro storie
Ogni giorno macinano centinaia di chilometri, spostano tonnellate di merci in partenza e in arrivo. Bancali, scatoloni e pacchi seguono il flusso del mercato: dal produttore al consumatore, per finire la corsa sotto gli alberi addobbati di migliaia di famiglie.
Vetrine abbassate, tram e bus bloccati, traffico in tilt, poca gente in strada, un silenzio assordante per buona parte della città, mentre nel centro di Torino scoppiava il caos. Il capoluogo piemontese ha raccolto il picco massimo delle tensioni nella giornata dello sciopero generale dei "forconi" (coordinamento 9 dicembre), il movimento nato in Sicilia due anni fa e, ora, risalito – in modo difficilmente etichettabile – lungo la penisola, fino al Nord più in crisi. È esploso all'alba di un gelido dicembre, agli angoli di quello che un tempo era il triangolo industriale d'Italia.
Scioperi selvaggi a Firenze e a Pisa. Lavoratori molto arrabbiati a Torino. Il settore dei trasporti torna a farsi sentire. Chi pensava che dopo la vicenda di Genova l'iniziativa dei lavoratori potesse essere archiviata sotto la voce "sfoghi natalizi" dovrà rifare i conti. La spinta contro le aziende che sfruttano e vessano i lavoratori è molto forte, così come quella contro la privatizzazione, che giustamente è vista come l'ultima mazzata alla condizione già precaria degli autilsti. Il 20 gennaio, intanto, gli autisti sembra che stiano preparando una grande assemblea nazionale.
Quasi mille i facchini che hanno partecipato oggi da tutt'Italia alla manifestazione di Bologna indetta dai Cobas per chiedere il reintegro di 51 lavoratori che operano per Granarolo e Cogefin "licenziati perchè scioperavano". I lavoratori, quasi tutti migranti, contestano il mancato rispetto dell'accordo firmato a luglio. L'accordo, firmato a luglio davanti al prefetto di Bologna e ai sindacati confederati Cgil, Cisl e Uil, e che aveva portato alla fine delle agitazioni, prevedeva la ricollocazione di 23 lavoratori entro il 31 ottobre scorso, e a un impegno concreto per altri 28. Sono passati sei mesi, ma solo 9 lavoratori sono stati reintegrati, la metà dei quali con un contratto di soli tre mesi. Degli altri non si è nemmeno discusso. "L'accordo non è stato rispettato, siamo stati presi in giro".
I favorevoli alla firma dell'accordo con le amministrazioni locali e Amt da un lato, quelli contrari dall'altro. E' questa la modalità scelta dai sindacati per votare se proseguire o meno la mobilitazione dopo cinque giorni di sciopero del trasporto pubblico che ha paralizzato la città di Genova. Una modalità che ha fatto scoppiare la rabbia tra i tranvieri, che sono corsi all'assalto del palco (video di Repubblica).
Bologna - Riprende il lavoro all'Interporto di Bologna dopo gli scioperi dei facchini della coop Logima e del consorzio Gli che stamani hanno bloccato i magazzini di Camst e Gsi.
Rimane lo stato di agitazione, che verrà revocato solo con la "completa regolarizzazione della situazione lavorativa e salariale" dei lavoratori. Non sono escluse, quindi, ulteriori iniziative di lotta e scioperi senza preavviso se non arriveranno le risposte "immediate" alle questioni poste da Si Cobas. Che avverte: "I responsabili aziendali non devono in nessun modo perseguire coloro che hanno scioperato o danneggiarli con ritorsioni, pena il blocco del lavoro". Secondo le stime del sindacato ai blocchi di stamani hanno partecipato piu' di 150 lavoratori, compresi quelli impiegati nei magazzini di Ikea, Geodis, Coop Granarolo, Fercam.
Oggi 7 novembre c'è stato il primo picchetto davanti ai cancelli della ditta Valex a Cremona, che ha visto la partecipazione di una quarantina di lavoratori migranti e di alcuni solidali del CSA Dordoni.
Nella provinciale Cremona vengono a galla i primi e tutt'altro che isolati casi di condizioni lavorative indecenti, ma oggi si alza un primo grido di "basta!", i lavoratori si sono organizzati con il SI Cobas per alzare la testa e rivendicare l'applicazione del CCNL logistica e spedizioni con relativa retribuzione regolare e inquadramento al livello adeguato; il pagamento di tutte le ore lavorate con la distinzione tra ordinarie, straordinarie, notturne ecc.; l'applicazione delle norme di sicurezza e la fornitura di indumenti adeguati ai vari ambienti lavorativi e alle mansioni svolte; la creazione di locali primo soccorso, spogliatoio e mensa, nonchè il fondamentale rispetto della dignità e dei diritti.