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Rivolta di Rosarno, CalabriaLotte in corso. ITALIA

Fincantieri. A Riva Trigoso e Muggiano i lavoratori protestano unitariamente. Ma i sindacati sono divisi. Piattaforme e assemblee separate "Si preparano a firmare la consegna all’impresa".

Scioperi spontanei contro i microchip negli scarponi per controllare i lavoratori e la richiesta di oltre 100 ore di straordinario non retribuito. Nei tanti siti Fincantieri sparsi sulla penisola la tensione è al massimo. La trattativa per il rinnovo del contratto integrativo aziendale è vicina alla rottura. L'azienda guidata dall'inossidabile boiardo di Stato Giuseppe Bono — uno che per lunghezza di mandato confermato dai vari governi farebbe impallidire anche Ercole Incalza, è amministratore delegato del gruppo da 13 ben anni — continua a chiedere flessibilità esasperata, tagli salariali, esternalizzazioni delle attività di scafo per quanto riguarda Riva Triogoso e la separazione del comparto della meccanica dal resto del cantiere.

Volantino per lo sciopero porti del 6 marzo 2015

AL FIANCO DEI PORTUALI!
CONTRO PRIVATIZZAZIONI E SFRUTTAMENTO!
LA RESISTENZA DEVE ESSERE DI TUTTI I LAVORATORI!

La manovra del governo Renzi sugli scali marittimi ha come obiettivo la cancellazione di quelle parti della legge 84/94 che, pur avviando la liberalizzazione degli scali, consentivano comunque alla CULMV di Genova di mantenere un ruolo a tutela di tutti i lavoratori portuali. Quella legge avviava un periodo in cui i lavoratori pur cedendo su parecchi diritti mantenevano una struttura operaia importante che il governo ora vuole abbattere.

Il #Coordinamento Lavoratori e Lavoratrici Livornesi lancia il corteo per il 18 Aprile;Dall'assemblea cittadina di giovedì sera (26/2) siamo usciti ancora più convinti che il nostro percorso sia solo agli inizi.

Le testimonianze e le storie dei lavoratori e delle lavoratrici intervenuti (People Care, Ifb, Porto 2000, ex Trw, Alp, e altri) ci dicono che la situazione a Livorno purtroppo non è migliorata dal nostro corteo del 15 novembre, anzi.

Si sono aggiunte infatti altre situazioni di difficoltà, esuberi, licenziamenti collettivi, privatizzazioni. Insomma, l'attacco ai lavoratori, fedelmente in linea con la logica renziana ispiratrice del Jobs Act, prosegue e si porta dietro tutte le sue nefaste conseguenze, in primis quella dell'arricchimento di pochi e l'impoverimento di molti.

Lo scorso Ottobre abbiamo promosso una prima Assemblea Provinciale dei Lavoratori, che si era conclusa con l'impegno a proseguire il lavoro intrapreso.

Negli ultimi anni è chiaramente mancata una risposta all'attacco padronale e i cedimenti sono stati continui in tutti i settori e i luoghi di lavoro. L'obiettivo che ci proponiamo è quello di provare a trasformare l'insoddisfazione dei lavoratori per la politica sindacale in una iniziativa in grado di contrastare la pratica dei cedimenti in tutte le fabbriche, a livello provinciale, e far ripartire e sostenere la lotta all'offensiva padronale.

Stabilire rapporti costanti tra i delegati e gli operai più attivi nei diversi luoghi di lavoro è il primo passo. I confini di una singola fabbrica consentono solo una difesa limitata e parziale e crediamo che sia l'ora di provare a estendere la nostra esperienza in Piaggio e in Continental ad una pratica sindacale comune, nei metodi e nei contenuti, con i lavoratori delle altre fabbriche, in modo da creare le basi per far pesare il numero e l'unità della classe operaia sia nelle rivendicazioni a livello aziendale che nello scontro generale con il padronato.

Per sabato 14 febbraio scorso la FIOM aveva dichiarato sciopero alla Fiat di Pomigliano contro l'uso dello straordinario mentre circa 2000 lavoratori sono ancora mantenuti a casa, fuori dalla produzione. Hanno scioperato cinque operai.

Giornalisti leccapiedi e manutengoli sindacali hanno irriso lo sciopero. Per tutti i lavoratori coscienti, lo sciopero di Pomigliano ha un significato chiarissimo.

I cinque operai che hanno scioperato rappresentano meglio di ogni altra cosa la volontà e la convinzione di una classe che non intende piegare la testa.

Venerdì 30 gennaio hanno scioperato gli operai della Piaggio contro le lettere che l'azienda ha inviato a 40 dipendenti, minacciandoli di licenziamento nel caso in cui non diminuissero i giorni di malattia nel 2015.

Gli operai non hanno esitato e hanno risposto subito, consapevoli che questo comportamento intimidatorio della Piaggio non è altro che il tentativo di mettere in pratica sin da subito, senza aspettare i decreti attuativi, i contenuti del Jobs act. Ma oltre a mettere in campo celermente la loro determinazione contro le minacce, gli operai hanno attivato meccanismi di solidarietà dal basso. Lo sciopero ha valicato i cancelli della fabbrica Piaggio di Pontedera ed ha visto la partecipazione dei lavoratori SAME di Bergamo, GKN di Firenze, CONTINENTAL, CEVA di Pisa e CSO di Scandicci.

"Se toccano uno toccano tutti". Con questo slogan si potrebbe riassumere lo spirito dell'assemblea organizzata dal Coordinamento No Jobs Act del 10 gennaio scorso. Il saloncino del Dopo Lavoro Ferroviario di Via Alamanni è stato invaso da 120 persone: lavoratori, militanti sindacali, studenti, e militanti politici. Segno che, nonostante la deriva razzista che ha invaso il dibattito politico pubblico in questi ultimi, l'attenzione intorno alla riforma del lavoro non è affatto calata.

Costruire l'opposizione al Jobs Act partendo dalle lotte che investono il tessuto produttivo: questo l'intento degli organizzatori dell'assemblea.

Lo sciopero generale indetto da CGIL e UIL per il 12 dicembre ha avuto una buona partecipazione, anche se i cortei organizzati dai confederali sono risultati abbastanza fiacchi e poco combattivi. Secondo i dati disponibili ci sono state mobilitazioni in 54 piazze, voli cancellati, treni fermi, metro chiuse e autobus nei depositi lungo tutta la penisola.

A Torino, Milano e Bologna si sono verificati scontri con le forze dell'ordine; a Roma la polizia è intervenuta violentemente per sgomberare un edificio occupato nella stessa giornata; a Napoli la celere ha impedito al corteo degli studenti di entrare in piazza Matteotti e ha blindato la stazione ferroviaria. A Bari i lavoratori incazzati hanno cacciato dalla piazza un impaurito Massimo D'Alema.

GIOVEDI' 27 Novembre alle ore 21,00 all'Ex Cinema Aurora in in V.le Ippolito Nievo n. 28 3° ASSEMBLEA PUBBLICA DEL COORDINAMENTO LAVORATORI E LAVORATRICI LIVORNESI

Dopo la grande manifestazione del 15 novembre invitiamo tutti e tutte a partecipare alla terza assemblea pubblica del Coordinamento Lavoratori Lavoratrici Livornesi

Il corteo del 15 deve essere solo l'inizio di un percorso di lotta che dovrà interessare tutti i settori della nostra città.

Da oggi in poi qualsiasi vertenza in atto deve ricevere la solidarietà e l'appoggio di tutti i lavoratori. Anche un singolo licenziamento non deve passare senza che vi sia una reazione immediata e determinata da parte di tutti.

Pensando alla giornata di ieri, vogliamo partire proprio da questa semplice domanda retorica, ma chi ha detto che non c'è?

Ieri, per le strade del centro di Livorno, abbiamo sentito un'atmosfera diversa, la si poteva respirare a pieni polmoni. Nonostante allerte meteo, cattivo tempo, pioggia e vento forte, più di 3000 persone sono scese in piazza per manifestare, per urlare un dissenso, un disaccordo, un disagio, che sempre di più va presentandosi nelle vite di tutti e tutte noi.