Lotte in corso. ITALIA
Gli operai bloccano la stazione per una decina di minuti: avrebbe partecipato il 90% di loro.
Sciopero, nel pomeriggio, alla Piaggio di Pontedera. La protesta è scattata per iniziativa della rsu della Fiom contro la richiesta che l'azienda ha fatto agli operai di restituire parte del conguaglio del premio di produzione relativo al 2012. Secondo fonti della rsu il 90% degli operai ha partecipato allo sciopero che è durato un'ora e mezzo e che ha fermato la circolazione ferroviaria nella vicina stazione di Pontedera per circa dieci minuti. In base all'accordo del 2009, che Fiom-Cgil firmò solo dopo l'approvazione da parte dei lavoratori tramite il referendum, gli operai della Piaggio ricevono 100 euro al mese in busta paga come acconto sul premio di produzione, che è legato a parametri quali produttività, redditività e soddisfazione del cliente.
Il video servizio che riportiamo è stato realizzato dalla giornalista freelance Maria Elena Scandaliato durante lo sciopero del 22 davanti ai magazzini dell'Interporto di Bologna ed alla Coop Adriatica ad Anzola (BO). Un reportage dall'interno della manifestazione che, oltre a documentare le sacrosanti ragioni dei lavoratori in lotta, esprime in modo quasi didascalico le collocazioni delle varie parti in azione. Niente di nuovo naturalmente, ma l'evidenza della situazione può servire a far comprendere, a chi avesse dei dubbi, quali e quanti siano gli interessi in gioco nella logistica e nel sistema cooperative, sia nella Esselunga del reazionario Caprotti, che nella rossa - di vergogna, verrebbe da dire - COOP; interessi che le lotte dei lavoratori stanno pericolosamente mettendo in discussione.
Esprimiamo la nostra totale e incondizionata solidarietà ai lavoratori "Tper" che questa mattina hanno scioperato, spontaneamente e senza preavviso, in difesa del proprio salario e delle proprie condizioni di lavoro.
Per la prima volta in tanti anni, a Bologna, abbiamo assistito a uno sciopero del personale autotranviario davvero efficace, perché capace di provocare un danno non solo all'azienda, ma all'intera economia cittadina. Quell'economia (non solo finanziaria ma anche "reale") i cui meccanismi sono i responsabili della degradazione delle condizioni di vita di tutti coloro che sono costretti a vendere la propria forza lavoro per sopravvivere.
Ancora una volta la montagna potrebbe partorire il topolino o forse subirà solo un aborto.
Già nei passati mesi, con la pubblicazione del nostro opuscolo "Il futuro che ci preparano" avevamo affrontato la questione dei tirocini e stage, alla luce dell’approvazione della Riforma del lavoro, targata governo Monti. Oggi, nel percorso di applicazione della Riforma, assistiamo all’apertura di una seconda fase.
Infatti, dopo le roboanti parole del Ministro Fornero scagliate contro gli stage non retribuiti, il 24 gennaio 2013 sono state approvate le linee guida in materia di stage e tirocini dalla Conferenza Stato-Regioni che, appunto, decreterebbero la fine dei tirocini gratuiti, fissando l’entità del rimborso spese!
Intervista: Anna Curcio, Gigi Roggero
Mohamed Arafat, immigrato egiziano in Italia da una decina d'anni, ha condotto la lotta dei lavoratori stranieri e italiani contro lo sfruttamento nel polo logistico piacentino. E ha vinto "200 euro al mese per 8 ore di lavoro al giorno. Da questa condizione di schiavitù sei anni fa è cominciata la nostra lotta che negli ultimi mesi ha coinvolto anche gli operai licenziati e poi riassunti dall'Ikea."
"Conta le Barche" è la storia di un operaio dell'ILVA di Taranto, ex delegato sindacale che, a causa della sua attività di prevenzione degli infortuni sul lavoro, vive da oltre cinque anni un'insostenibile situazione di mobbing, favorita anche dalla condotta delle organizzazioni sindacali. La nostra solidarietà alla lotta del Comitato Cittadini e Lavoratori Liberi e Pensanti.
La vicenda tarantina rappresenta una vera e propria lezione per chiunque abbia a cuore l'autonomia della classe operaia. La crisi, a Taranto, ha colpito e colpisce non solo la classe operaia e i proletari ma anche agli altri strati "popolari" (il cancro non fa distinzioni di classe) che sono o saranno colpiti anche economicamente dalla vicenda Ilva. Un vero e proprio esperimento, sia pure nella "provetta" tarantina, della crisi con la "c" maiuscola. Inoltre, ancora una volta, a Taranto è ribadita nei fatti la nuova moda nella produzione della politica, una corsa a chi pesa di più in minacciati in disoccupati se non si viene "aiutati" dal "pubblico", dallo Stato. Prova ne sia che la FIAT si è subito agganciata alla crisi ILVA reclamando dall'Europa una sorta di "piano Davignon" per l'auto ed al governo agevolazioni per l'export.
I lavoratori della cooperativa Orbea che smistano i pacchi per SDA Gruppo Poste Italiane avevano già deciso di entrare in sciopero ad oltranza nella mattinata del 3 gennaio, per protestare contro il mancato rispetto, e gli eccessivi ritardi nell'applicazione di alcuni punti dell'accordo strappato con il primo sciopero del 19 dicembre.
Ma quando alle 20,00 del 2 gennaio i capireparto di Poste e cooperativa si sono rifiutati di far rientrare un lavoratore arbitrariamente spostato ad altra sede, come misura ritorsiva, violando ancora una volta l'accordo che annullava tali spostamenti, tutti i lavoratori del turno sono usciti in massa fuori dai cancelli ed hanno deciso di anticipare lo sciopero, esigendo - oltre al rispetto degli impegni - anche il rientro del loro compagno; il rientro è stato prontamente accettato.
Ieri pomeriggio alle 16 davanti al Municipio di Torino, c'erano già un centinaia di persone: disoccupati, ex cantieristi, sfrattati e morosi Atc, immigrati e … solidali.
Questo presidio aveva come obiettivo di mettere insieme problemi apparentemente diversi, ma strettamente legati tra loro: gli sfratti, le morosità delle utenze, la mancanza di reddito, - chi non lavora e non ha soldi non può pagare, anzi … questa è l'idea che ha accomunato tutti. Nella piazza si è subito accesa un'assemblea, dove morosi, sfrattati, disoccupati hanno scaldato l'aria fredda umida. Verso le 17 si decide per un corteo fino alla Regione di V. Alfieri. Davanti al Palazzo si aprono una serie di interventi, tema principale: "dove sono finiti i 400 milioni del piano regionale per l'occupazione?". La Regione è il punto chiave della lotta dei prossimi mesi per il sostegno al reddito per i disoccupati.
Da più di un mese portano avanti una lotta dura contro il colosso del mobile, l'IKEA. Sono i facchini, dipendenti formalmente da cooperative ma nella sostanza legati all'IKEA. Protestano per vincere condizioni dignitose di lavoro, per mettere fine ad un sistema discriminatorio che assegna più soldi in busta paga a chi abbassa la testa e mette alla porta chi osa alzarsi e rivendicare il semplice rispetto dei propri diritti.
Giovedì scorso si erano riaffacciati al deposito di Piacenza, con un blocco dei cancelli, e oggi si sono spostati a Bologna (Casalecchio del Reno per l'esattezza).
Supportati dalla solidarietà attiva di decine e decine di studenti, disoccupati e lavoratori, hanno organizzato un presidio dinanzi allo store IKEA. L'obiettivo era continuare quella campagna che punta il dito contro l'IKEA, perché individuata come responsabile principale del sistema di sfruttamento cui sono sottoposti questi lavoratori.