Lotte in corso. ITALIA
La vicenda tarantina rappresenta una vera e propria lezione per chiunque abbia a cuore l'autonomia della classe operaia. La crisi, a Taranto, ha colpito e colpisce non solo la classe operaia e i proletari ma anche agli altri strati "popolari" (il cancro non fa distinzioni di classe) che sono o saranno colpiti anche economicamente dalla vicenda Ilva. Un vero e proprio esperimento, sia pure nella "provetta" tarantina, della crisi con la "c" maiuscola. Inoltre, ancora una volta, a Taranto è ribadita nei fatti la nuova moda nella produzione della politica, una corsa a chi pesa di più in minacciati in disoccupati se non si viene "aiutati" dal "pubblico", dallo Stato. Prova ne sia che la FIAT si è subito agganciata alla crisi ILVA reclamando dall'Europa una sorta di "piano Davignon" per l'auto ed al governo agevolazioni per l'export.
I lavoratori della cooperativa Orbea che smistano i pacchi per SDA Gruppo Poste Italiane avevano già deciso di entrare in sciopero ad oltranza nella mattinata del 3 gennaio, per protestare contro il mancato rispetto, e gli eccessivi ritardi nell'applicazione di alcuni punti dell'accordo strappato con il primo sciopero del 19 dicembre.
Ma quando alle 20,00 del 2 gennaio i capireparto di Poste e cooperativa si sono rifiutati di far rientrare un lavoratore arbitrariamente spostato ad altra sede, come misura ritorsiva, violando ancora una volta l'accordo che annullava tali spostamenti, tutti i lavoratori del turno sono usciti in massa fuori dai cancelli ed hanno deciso di anticipare lo sciopero, esigendo - oltre al rispetto degli impegni - anche il rientro del loro compagno; il rientro è stato prontamente accettato.
Ieri pomeriggio alle 16 davanti al Municipio di Torino, c'erano già un centinaia di persone: disoccupati, ex cantieristi, sfrattati e morosi Atc, immigrati e … solidali.
Questo presidio aveva come obiettivo di mettere insieme problemi apparentemente diversi, ma strettamente legati tra loro: gli sfratti, le morosità delle utenze, la mancanza di reddito, - chi non lavora e non ha soldi non può pagare, anzi … questa è l'idea che ha accomunato tutti. Nella piazza si è subito accesa un'assemblea, dove morosi, sfrattati, disoccupati hanno scaldato l'aria fredda umida. Verso le 17 si decide per un corteo fino alla Regione di V. Alfieri. Davanti al Palazzo si aprono una serie di interventi, tema principale: "dove sono finiti i 400 milioni del piano regionale per l'occupazione?". La Regione è il punto chiave della lotta dei prossimi mesi per il sostegno al reddito per i disoccupati.
Da più di un mese portano avanti una lotta dura contro il colosso del mobile, l'IKEA. Sono i facchini, dipendenti formalmente da cooperative ma nella sostanza legati all'IKEA. Protestano per vincere condizioni dignitose di lavoro, per mettere fine ad un sistema discriminatorio che assegna più soldi in busta paga a chi abbassa la testa e mette alla porta chi osa alzarsi e rivendicare il semplice rispetto dei propri diritti.
Giovedì scorso si erano riaffacciati al deposito di Piacenza, con un blocco dei cancelli, e oggi si sono spostati a Bologna (Casalecchio del Reno per l'esattezza).
Supportati dalla solidarietà attiva di decine e decine di studenti, disoccupati e lavoratori, hanno organizzato un presidio dinanzi allo store IKEA. L'obiettivo era continuare quella campagna che punta il dito contro l'IKEA, perché individuata come responsabile principale del sistema di sfruttamento cui sono sottoposti questi lavoratori.
Frutto diretto dell'assemblea dell'8 gennaio, preparato attraverso un tam-tam discreto durato un'intera settimana, si è svolto ieri sera l'ennesimo sciopero nei magazzini Esselunga di Pioltello che è riuscito nell'intento di bloccare completamente tutta l'attività nei capannoni del reparto drogheria.
Avvisati per tempo dell'anticipazione alle ore 18 del normale turno di lavoro previsto per le 24, decine e decine di militanti operai provenienti da altre cooperative e di compagni che fanno riferimento alle forze che ormai da tre mesi sostengono questa battaglia, si sono concentrati davanti ai cancelli fin dalle 16,30.
Ben presto la situazione si ingrossa fino a raggiungere oltre 250 persone, comprendendo fra questi le decine di operai chiamati in turno di lavoro che si fermavano davanti al picchetto senza nessuna intenzione di forzarlo per entrare al lavoro (salvo un risicato pugno di crumiri; in tutto non più di 5).
L'azienda è paralizzata e da quel momento comincia un frenetico giro di telefonate orchestrato dai caporali delle cooperative e dal capo del servizio di sicurezza dell'Esselunga (l'odiato Cupillo, ex-consigliere dell'Italia dei Valori, di Pioltello, ndR) che porta ad un tardivo arrivo delle truppe di polizia dirottate a Pioltello direttamente dallo stadio di San Siro, dove si sta per svolgere il derby calcistico milanese. Tra gli operai ci sono valutazioni diverse sul che fare, ma nessuno ha voglia di entrare e tantomeno di arrivare ad uno scontro col picchetto; qualcuno aspetta una sorta di fantomatico via libera da parte dei loro responsabili (questi gli effetti concreti e diretti del caporalato che da mesi viene denunciato). Su questa contraddizione cerca di far leva colui che si improvvisa commissario unico della situazione (leggi: il responsabile di piazza della questura): dopo aver minacciato gli scioperanti si fa diretto difensore dell'Esselunga e delle cooperative allorché esce dalle fila degli sbirri in antisommossa e va a cercare di farsi garante dei presunti interessi e diritti degli operai di Alma e di Rad, proponendogli di entrare "liberamente" al lavoro, naturalmente sotto scorta degli agenti.
NO ALLA REPRESSIONE CONTRO I LAVORATORI IN LOTTA!
A ben tre anni di distanza stanno arrivando una serie di avvisi di garanzia per la mobilitazione dei lavoratori delle coop alla Bennet di Origgio, la lotta che ha dato il via alle agitazioni tuttora in corso nelle cooperative.
Lavoratori, iscritti del SI Cobas (allora eravamo Slai Cobas), compagni del CSA Vittoria e del Coordinamento di Sostegno alle lotte delle Cooperative, sono raggiunti da avvisi di garanzia con accuse di "resistenza", "lesioni", ecc.
Oggi sono in piedi una serie di lotte nelle cooperative, con 15 licenziati politici per rappresaglia all'Esselunga di Pioltello (Consorzio Coop Safra), alla SDA di Carpiano (Consorzio Coop UCSA), e in numerose altre realtà.
Comunicato sindacale (...)
La disdetta degli accordi sindacali nelle aziende del gruppo FIAT non è un fulmine a ciel sereno: da quando Marchionne ha iniziato il suo percorso da Pomigliano, c’erano tutte le avvisaglie che questo percorso si sarebbe concluso con un peggioramento delle condizioni di lavoro in tutti gli stabilimenti controllati da FIAT.
È inutile dire che la folta schiera di dirigenti FIAT al tavolo di trattativa del 16 novembre ha tenuto a precisare che i futuri accordi firmati nel gruppo, avranno applicazione anche in Ferrari.
Cosa prevederanno i futuri accordi?
Lunedì 7 novembre il coordinamento dei lavoratori del terzo settore si incontrerà presso l’associazione CamaLila (via Castromediano, 66 Bari-S.Pasquale).
A quasi un anno dall’inizio di questo percorso di lotta, riconosciamo che la strada per la conquista delle rivendicazioni da noi avanzate è ancora lunga e va ancora battuta alla luce anche dell’incancrenirsi di questo sistema in crisi.
Lo sciopero è stato promosso da una quindicina di delegati e attivisti del SI.Cobas messi fuori dal consorzio SAFRA dopo lo sciopero del 7 ottobre. Il blocco è cominciato alle 24,00 di stanotte ed ha visto una notevole adesione sia interna (nei due turni finora interessati dallo sciopero c'è stata un'adesione del 90%) che esterna (CSA Vittoria, Circolo Malabrocca, CSA Baraonda, Comitato antirazzista, Combat ed altri militanti solidali, che si sono affiancati ai diversi Cobas delle cooperative sopraggiunti dalla Fiege-Borruso, Ortofin, Ceva, TnT, Otil, Sgt, AF).
La vertenza dei lavoratori del Terzo Settore è solo una delle tante che in questo periodo sta minando il sistema di produzione di merci e servizi, per questo manifesteremo martedì 6 settembre 2011 insieme a tutti quei lavoratori e disoccupati stanchi dell’andazzo autolesionista che si respira nei luoghi di lavoro e nei sindacati (confederali o alternativi) lanciando un appello forte rispetto all’unificazione delle lotte, alla costituzione di un coordinamento di tutti i lavoratori e i disoccupati, che superi settori e categorie di lavoratori, quotidianamente e storicamente ricattati da questo sistema, qualunque sia il colore dei suoi governanti.