Il dibattito sulla costituzione della repubblica italiana è stato già definito come un compromesso tra ideologie diverse e contrastanti. La sottile malignità di Nitti ha distribuito alla massa dei suoi tanto più giovani colleghi una autorevole patente di asinità, scherzando sulla combine di morale cristiana e dialettica marxista. Non meno ovviamente si risponde che la politica non è che l'arte del compromesso, che il problema dell'oggi non è che politica - politique d'abord - e che le questioni di principio erano di moda trent'anni fa. Oggi tutti quelli che di politica fanno professione le considerano fuori corso, e si sentono ad ogni passo anche vecchi militanti di sinistra chiedere con aria stanca di raffinati: non vorrete mica fare tra le masse questioni di teoria?
"La produzione capitalistica è estremamente parsimoniosa di lavoro materializzato, oggettivato in merci, mentre è prodiga di uomini, di lavoro vivo, e dilapidatrice non solo di carne e sangue, ma di nervi e cervello, assai più di qualunque altro modo di produzione. In realtà, è solo tramite lo sciupio più mostruoso in sviluppo individuale, che si assicura e si realizza lo sviluppo del genere umano nell'epoca storica che precede immediatamente la consapevole ricostituzione dell'umana società. Poiché l'economia di cui qui parliamo nasce in tutto e per tutto dal carattere sociale del lavoro, in effetti è appunto a questo carattere immediatamente sociale del lavoro che si deve un tale spreco di vita e di salute dei lavoratori" (Marx, Il Capitale, Libro III).
"L'eccesso e lo sperpero di lavoro sociale della classe proletaria, rispetto alla massa dei prodotti utili al consumo, dà un rapporto passivo decine di volte peggiore del rapporto che per il singolo salariato corre tra lavoro non pagato e lavoro pagato, o saggio del plusvalore" (PCInt., Proprietà e Capitale, 1948).
Jean-Baptiste Say, economista francese del primissimo '800, sosteneva che il solo fatto di produrre una merce "apre all'istante lo sbocco ad altre merci" in quanto il "produttore" capitalista o salariato non ha alcun interesse a trattenere il denaro ricavato e acquista necessariamente altre merci. Marx non fu tenero con Say: qualora il denaro impiegasse più tempo del solito a trovare il suo sbocco la crisi sarebbe sicura, dato che
"il volume della massa di merci fornita dalla produzione capitalistica è determinato dalla scala di questa e dal bisogno di costante espansione suo proprio, non da una cerchia predestinata di domanda ed offerta, di bisogni da soddisfare" (Il Capitale, Libro II, cap. II.1).
Conviene ricordare quale sia stato l'atteggiamento della Sinistra comunista italiana a proposito delle questioni sindacali, passando quindi ad esaminare quanto vi è di mutato nel campo sindacale dopo le guerre e i totalitarismi.
1. Allorché il partito italiano non era stato ancora costituito, al Secondo Congresso dell'Internazionale del 1920, furono dibattute due grandi questioni di tattica: azione parlamentare e azione sindacale. Ora, i rappresentanti della corrente antielezionista si schierarono contro la cosiddetta sinistra che propugnava la scissione sindacale e la rinunzia a conquistare i sindacati diretti da opportunisti. Queste correnti in fondo ponevano nel sindacato e non nel partito il centro dell'azione rivoluzionaria e lo volevano puro da influenze borghesi (Tribunisti olandesi, KAPD tedesco, Sindacalisti americani, scozzesi, ecc.).
Pubblichiamo in formato pdf la serie completa de "La Classe". Il giornale "delle lotte operaie e studentesche" durò appena tre mesi con i suoi tredici numeri usciti tra il maggio e l'agosto del 1969. Ebbe tuttavia una grossa importanza, collocandosi in una fase politica cruciale: i temi che vengono trattati vanno dal rifiuto del lavoro all'organizzazione dell'autonomia operaia passando per le lotte alla Fiat. Nel convegno nazionale delle avanguardie operaie e studentesche, tenutosi nel luglio del '69, vennero a galla le profonde differenze tra il gruppo de "La Classe" e il Potere Operaio pisano, che darà poi vita a "Lotta Continua". Dopo l'estate il giornale cessò le sue pubblicazioni e confluì nella fondazione di Potere Operaio.













Ove taluno (un Nume? un Genio? una Commissione di Inchiesta? un Istituto Gallupp - o un chi-se-li-freghi-tutti) avesse vaghezza di sottoporre la validità della dottrina marxista ad un experimentum crucis", esauriente quanto una analisi, del più perfetto laboratorio, fisico-chimica - batteriologica - radiografica - elettronica - psicanalitica, ecco quale potrebbe essere il dispositivo.
Ammesso che si trovi che a distanza di ben cento anni nella storia dei paesi di razza bianca, mentre da una parte i dati economici della tecnica, della produzione, del consumo salgono da uno a cinquanta (prendi p. es. lunghezza ferrovie o tonnellate di acciaio 1850-1950) le ideologie con cui i capi politici avanzati e spinti pilotano le masse di sinistra si esprimono colle stesse tesi, e le masse le seguono e li seguono; la carta di tornasole rossa si colora in azzurro, e prova che Marx e tutti i suoi seguaci sono una manica di fessi.
1° Maggio 2002
Nel 1889 fu proclamata una giornata di lotta mondiale per la riduzione della giornata lavorativa. Essa doveva cadere il 1° di ogni mese di maggio ed era una sfida del proletariato nei confronti della classe avversaria, al di sopra delle nazionalità, delle categorie, di ogni divisione tra lavoratori.
Oggi in molti paesi il 1° Maggio è ormai una manifestazione popolare, una "festa" che non ha più nulla a che vedere col suo significato originario. Peggio: è una manifestazione di solidarietà delle organizzazioni sindacali verso le istituzioni e l'economia nazionale, perciò a sostegno degli interessi di un paese contro l'altro, perciò oggettivamente inserita in una politica patriottica di concorrenza fra Stati, perciò di concorrenza fra i lavoratori stessi.
Gli errori nella pratica della lotta proletaria o le rovinose deviazioni di essa, che hanno caratterizzato storicamente il tempo della Prima Guerra Mondiale, e nella Seconda il tempo della guerra e del dopoguerra, sono strettamente collegati allo smarrimento dei cardini critici del metodo marxista.
Marx coordinò la previsione dell'insorgere rivoluzionario dei lavoratori con le leggi economiche dello svolgimento capitalistico.
I revisionisti del marxismo hanno voluto trovare il sistema in difetto, forti del ritardo di un secolo in cui si troverebbe la nostra rivoluzione mentre Marx per le mutate condizioni dei mezzi di collegamento e comunicazione mondiale ne previde una marcia più rapida di quella della rivoluzione borghese, e pretendono che quelle leggi fossero errate e che il divenire più moderno del regime borghese avesse smentito la tesi centrale: sempre più ricchezza ad un polo, sempre più miseria all'altro.
GUERRE E CRISI OPPORTUNISTICHE
Le prime manifestazioni di una attività di classe del proletariato accompagnano fin dal suo inizio l'avvento del regime borghese. Subito dopo avere offerto al Terzo Stato rivoluzionario tutto il suo appoggio e la sua alleanza, il Quarto Stato, ossia la classe dei lavoratori, tenta di spingersi innanzi, attendendo di vedere subito mantenute le promesse che la giovane borghesia ha largite ai propri associati. I primi scontri si verificano subito, e la stessa impalcatura terroristica, che la borghesia ha adoperato per stroncare la contro-rivoluzione feudale, viene prontamente rivolta contro i tentativi degli operai. Nella Rivoluzione Francese questo aspetto storico è dato dalla Lega degli Eguali, di Gracco Babeuf, che tenta, subito dopo il Terrore, un movimento per l'eguaglianza economica e sociale, e viene sommersa da una spietata repressione da parte dello Stato borghese.
Nelle agitazioni operaie degli ultimi giorni in Liguria si è verificato un fenomeno che da un poco di tempo si ripete con qualche frequenza e che merita di essere rilevato come sintomo di uno speciale stato di spirito delle masse lavoratrici.
Gli operai, anziché abbandonare il lavoro, si sono, per così dire, impadroniti degli stabilimenti, ed hanno cercato di farli funzionare per proprio conto, o meglio senza la presenza dei dirigenti principali. Questo vuol dire, prima di tutto, che gli operai si accorgono che lo sciopero è un'arma che non risponde più tanto, specialmente in certe condizioni.
Lo sciopero economico, attraverso il danno immediato dell’operaio stesso, esercita la sua utile azione difensiva per il lavoratore a causa del danno che la cessazione del lavoro arreca all’industriale per il fatto di diminuire il prodotto del lavoro che a lui appartiene.
DISOCCUPAZIONE: UNA TENDENZA GENERALE?
Il modo violento con cui il capitale adopera lo strumento della crisi per modificare e sconvolgere la struttura e la composizione di classe pone all'analisi politica una serie di questioni fondamentali: a) qual'è la lettura operaia dei fenomeni in atto nel mercato della forza-lavoro (restringimento della base produttiva diretta, allargamento dei settori a lavoro precario, consolidarsi della struttura del lavoro marginale, esplosione della disoccupazione giovanile, femminile ed intellettuale)? b) lo sviluppo delle forze produttive comporta come tendenza l'allargamento o il restringimento delle base produttiva?
Valido punto di partenza nell'affrontare simili questioni è la lettura, di quelle che per Marx erano le tendenze nei movimenti del capitale rispetto al mercato della forza-lavoro (come vedremo in seguito la tendenza si è fatta stato presente delle cose).
Conseguenza dello sviluppo delle capacità produttive del capitale è la diminuzione del tempo di lavoro necessario (equivalente in termini di valore ai beni necessari alla conservazione e riproduzione dell'operaio) e quindi l'aumento del tempo supplementare di lavoro (o pluslavoro).